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“Unitari sì ma senza strappi: nessun albero può crescere senza radici profonde.
Credibilità, gioco di squadra e dialogo con la gente sono le nostre risorse"
intervista a Stefano Motta, coordinatore provinciale della Margherita
lecchese
1) Quest' intervista affronta il tema delle prospettive del centrosinistra a
Lecco e provincia.
Secondo lei qual è lo "stato di salute" del centrosinistra a Lecco? La vittoria
alle provinciali della scorsa primavera è il segno di una tendenza positiva
durevole o è stata dovuta solo alle divisioni tra Polo e Lega?
Credo che lo “stato di salute” del centrosinistra in Provincia di Lecco sia
buono, che vi siano positive prospettive di miglioramento e che ciò dipenda da
noi e dalla nostra capacità di leggere la storia del territorio provinciale.
Senza radici profonde nessun albero può crescere molto ed a lungo.
Il primo obiettivo del centrosinistra dunque deve essere quello di mettere
radici nel territorio con iniziative di respiro comune, di promuovere il comune
sentire e di sviluppare una politica attenta e sensibile alle problematiche
sociali ed ambientali.
Sono convinto che le motivazioni della vittoria di Virginio Brivio e della
sua elezione a Presidente della Provincia di Lecco siano numerose e molteplici,
a cominciare dalla sua personale credibilità e dal gioco di squadra che ogni
partito si è impegnato ad attuare rinunciando a far prevalere la propria
immagine, ma credo che la ragione più vera del successo risieda in un dato
culturale, l’esperienza delle numerose liste civiche di centrosinistra presenti
sul territorio che ha preparato il “campo” e che rappresenta un vero e proprio
laboratorio politico.
La recente esperienza delle elezioni provinciali ha dimostrato che quando c’è
un programma condiviso e partecipato ed un candidato vero non c’è Polo o Lega
che tengano, anche in un territorio come il nostro potenzialmente orientato a
destra.
2) In questo contesto, come vede le prossime elezioni regionali? E in
prospettiva le comunali di Lecco del 2006?
Sono ottimista per entrambe le competizioni elettorali pur nella
consapevolezza che non sarà affatto semplice scardinare un sistema che ha fatto
della cura dell’immagine e della comunicazione propagandistica lo strumento
principale del rapporto con il cittadino-elettore.
Confido tuttavia nella capacità di discernimento dei cittadini lombardi e
lecchesi che sanno comprendere quando la comunicazione maschera il vuoto delle
iniziative ed il nulla di valore sociale.
Naturalmente molto dipenderà dall’atteggiamento del centrosinistra che, come
per le scorse provinciali, dovrà investire molto in programmi e proposte oltre
che puntare tutto sul confronto e sul dialogo con i cittadini. Rammentate lo
slogan vincente della scorsa campagna elettorale “ascoltare per fare” ?
Per il rinnovo dell’amministrazione cittadina non sarà secondaria la figura
del candidato che dovrà essere in grado di intercettare i voti “in uscita” dal
centrodestra e convincere l’elettorato moderato, tradizionalmente molto
rappresentato nei grandi centri urbani ed a Lecco in particolar modo.
3) Quali sono le questioni programmatiche più importanti e che andrebbero
affrontate con più urgenza nel nostro territorio? E quali a livello cittadino di
Lecco?
Mi pare evidente, anche come cittadino pendolare, che il nodo cruciale per il
nostro territorio siano la viabilità ed i trasporti perché sono i settori che
più incidono sulla qualità della vita nostra e delle future generazioni.
Non è solo un problema di “tempo” del trasferimento ma anche di “qualità” del
viaggio e di “compatibilità” delle strutture presenti o future con l’ambiente. A
mio modo di vedere, a questo punto, l’unico vero passo in avanti si fa prendendo
decisioni coraggiose e risolutive a vantaggio dei mezzi pubblici e di una
organizzazione dei trasporti fortemente incentrata sul sistema ferroviario.
Opzioni che tuttavia dipendono solo in minima parte dagli enti istituzionali
locali e che necessitano di una azione coordinata da parte di tutti gli Enti
territoriali, Regione e Stato in primis.
A Lecco urge una cultura amministrativa dei bisogni che sappia interpretare
le esigenze dei cittadini e della famiglia in questa difficile fase economica.
La politica delle fontane e delle piazze, intese come opere di abbellimento, ha
fatto il suo tempo: c’è bisogno di investire in cultura, formazione ed
istruzione programmando interventi diretti alle future generazioni piuttosto che
finalizzate alle prossime elezioni.
4) Secondo lei quali strumenti organizzativi, quali forme partecipative sono
le più adatte per il centrosinistra in questa fase? È meglio un progetto
unitario o che ciascun partito mantenga la propria visibilità?
Non credo ci siano fasi buone o fasi cattive per decidere cosa sia meglio
proporre.
Sono convinto che si stia sviluppando un percorso serio di discussione, di
confronto e di collaborazione dentro il centrosinistra per verificare nei fatti
se l’idea futuribile di una forma partecipativa unitaria possa concretamente
essere attuata.
Non servono fughe in avanti ma la fatica della sperimentazione ed il coraggio
della gradualità. Cosa poi ci riserverà il futuro nessuno può saperlo.
Aggiungo che, in ogni caso, non si pone un problema di visibilità del singolo
partito ma di valorizzazione delle diverse identità culturali e della loro
storia all’interno di questo percorso politico.
5) Che tipo di rapporti dovrebbero esserci secondo lei con il centrodestra?
Di dialogo e di confronto programmatico o di radicale contrapposizione?
Un rapporto di natura istituzionale.
Né più né meno ciò che prevede la Carta Costituzionale: la competizione anche
accesa ma leale e trasparente nei momenti di confronto elettorale e l’esercizio
della responsabilità del proprio ruolo, di “maggioranza” o di “minoranza”, nel
governo degli enti e nella amministrazione delle aziende pubbliche di servizi.
La cultura del buon governo ed il rispetto delle Istituzioni ci impongono di
confrontarci sempre, di collaborare a volte ed in funzione del bene comune, mai
di svenderci all’avversario per un malinteso senso di disponibilità.
La collaborazione è cosa ben diversa dal collaborazionismo o dal
consociativismo che, a differenza della prima, non trovano alcun fondamento
nella Carta Costituzionale e non hanno a parer mio diritto di cittadinanza
neppure nella corretta modalità di concepire e pensare i rapporti sociali.
6) Secondo lei quali criteri metodologici dovrebbero essere seguiti nella
scelta delle persone da indicare negli enti di nomina pubblica?
A questo proposito il partito che rappresento a livello provinciale “D.L. -
La Margherita” ha deliberato precisi indirizzi che mi auguro possano entrare
anche nel patrimonio culturale della coalizione di centrosinistra. Oltre ai
requisiti fondamentali della competenza e della esperienza amministrativa
servono lo spirito di servizio, la disponibilità al dialogo ed al confronto
continuativo con i cittadini e le istituzioni, la rinuncia a ricoprire più
incarichi contemporaneamente e la credibilità presso i cittadini, intesa come
buona reputazione e pubblica stima oltre che come assenza di condanne.
7) Secondo lei quali sono i motivi per cui a Lecco e provincia il dibattito
politico pubblico all' interno del centrosinistra è finora mancato?
Non mi pare manchi la disponibilità a mettersi in discussione, anzi, ho
verificato a più riprese ed in più occasioni la positiva volontà di tutte le
componenti politiche del centrosinistra di trovare forme unitarie di dibattito
anche in momenti diversi da quelli elettorali, e ciò sia da parte delle forze
più rappresentative sia da parte delle formazioni cosiddette minori.
Ciò che manca ancora è una regia complessiva, un coordinamento non “tra” ma
“oltre” i partiti, promosso da autorevoli esponenti della società civile, che
permetta di mettere in circolo le idee e promuovere il dibattito politico.
Basterebbe riproporre in ogni momento la disponibilità al dibattito che siamo
capaci di mettere in campo durante il periodo di campagna elettorale delle
scorse elezioni provinciali: ne guadagneremmo tutti, noi e la comunità intera.
8) Negli ultimi anni nel centrosinistra si è spesso verificato il caso di
candidati (nelle varie elezioni) che hanno chiesto e ottenuto i voti da tutta la
coalizione, e poi una volta eletti hanno fatto riferimento nelle istituzioni
solo al proprio partito di riferimento. Come giudica questo comportamento? E
come pensa che si possa evitare in futuro?
Dico subito che questo è il modo sbagliato di porre una giusta esigenza.
L’esigenza vera e non trascurabile è quella di trovare il modo di costruire
un rapporto comunicativo permanente e privilegiato tra eletti ed elettori che
prosegua per tutto l’arco del mandato senza soluzione di continuità.
Fermo quanto prevede la Costituzione in merito all’inesistenza di un vincolo
di mandato, è ovvio che il rappresentante scelto da una coalizione dovrà render
conto prima alla coalizione e solo in un secondo momento al suo partito di
riferimento.
Lo sbaglio è quello di pensare che gli eletti, acquisita l’investitura
popolare, debbano nascondere o peggio ripudiare la propria identità e
provenienza quasi fosse una pesante corazza che non consente di svolgere al
meglio il proprio compito di rappresentanza.
Personalmente sono convinto del contrario e non penso sia veramente possibile
la alienazione totale dell’individuo dalla propria formazione culturale ed
appartenenza politica.
L’esperienza e la preparazione maturata da un soggetto dentro un partito
diventano patrimonio comune nel momento stesso in cui questi viene
democraticamente prescelto dalla coalizione per rappresentarla. Altrimenti non
vi sarebbe candidato realmente rappresentativo di una coalizione, intesa come
somma di identità diverse per storia e tradizione.
Ribadisco tuttavia che se ciò che si vuol rappresentare è che troppo spesso
si è interrotta completamente e totalmente la disponibilità al colloquio con gli
elettori di riferimento ed i gruppi politici di sostegno allora sono
perfettamente in sintonia con l’osservazione e non ho minimo ripensamento
nell’affermare che si deve voltar pagina.
Rammento comunque che il rimedio c’è ed è anche l’unico possibile: la non
conferma del rappresentante in sede di rinnovo di mandato.
intervista raccolta da Giorgio Radaelli e pubblicata su
http://www.progettodemocratico.net
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