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Forse stai cercando informazioni sul referendum costituzionale 2006
Il dovere di rendere conto: l’idea di una restituzione di un impegno a chi si è fidato di te, ai tanti amici che gratuitamente, con generosità, ti hanno sostenuto in questi anni con competenza e consiglio, agli imprenditori, ai colleghi insegnanti, alle persone impegnate nell’associazionismo, nel volontariato e nel sindacato.
Sono volti, nomi, storie, per i quali sento anzitutto il sentimento di un grazie non rituale, a cui penso di aver corrisposto anzitutto con una presenza costante, assidua nelle sedi istituzionali, convinto che la prima responsabilità di un parlamentare sia anzitutto rappresentare l’appartenenza e l’identità del suo territorio, la rivendicazione del ruolo fondamentale nel nostro Paese delle autonomie, che non è mai retorico localismo.
Per questo la mia attività “romana” è sempre stata collegata all’esperienza diretta, all’ascolto e al confronto continuo con la realtà del territorio: penso alla mia esperienza nel mondo della scuola e ai numerosi interventi e, talora, risultati ottenuti per la diminuzione del precariato, le risorse al sostegno scolastico per le scuole lombarde, alle scuole paritarie, a fianco di quei disabili che, come scrive Cannavò nel suo bel libro, “hanno avuto il coraggio della non rassegnazione”.
Appunto nella scuola si deve realizzare il progetto, l’idea della persona al centro, la persona che è l’individuo pensato già nel rapporto con gli altri, quella scuola “umiliata” dai tagli della gestione del ministro Moratti e costretta (ad esempio sulla legge 440 per i fondi ai singoli istituti) ad un’estenuante “guerra tra poveri” con gli Enti locali, che, grazie al primo governo “federalista” si sono visti in questi anni ridurre i trasferimenti dallo Stato di circa il 30%.
Ho avuto modo e onore di rappresentare il Parlamento italiano al confronto dei Paesi dell’OCSE, a Parigi, sul tema della scuola, nel febbraio 2005: i risultati emersi che relegano l’Italia a posizioni marginali per numero di laureati e dispersione scolastica, sembrano riprendere i concetti fondamentali del programma dell’Unione e di Romano Prodi per le elezioni del 2006: “Del resto non c’è processo di riforma del sistema educativo se non c’è coinvolgimento degli insegnanti che ne condividano progetto e percorsi. Sono quindi necessarie politiche di valorizzazione della professionalità di chi opera nella scuola, per restituire loro la dignità e il senso di una professione strategica per il Paese. Lo stato di forte disagio in cui versa il mondo della scuola deriva anche dal disconoscimento e dalla sottovalutazione della funzione e dell’autorevolezza sociale degli insegnanti. Non sono possibili riforme senza che i destinatari ne siano anche protagonisti; non si fanno buone riforme nonostante gli insegnanti”.
Sul tema dell’istruzione oggi il Paese ha di fronte due sfide fondamentali e urgenti, quella a un di più di innovazione e modernità, che presuppone però risorse e rapporti col territorio e il mondo del lavoro assidui e costruttivi e quella a un di più di educazione, dove la famiglia, primo riferimento educativo, deve essere sostenuta rispetto a tanti drammi adolescenziali sempre più frequenti e di fronte ai quali sentiamo il vuoto delle nostre risposte.
Dalla mia esperienza diretta è partito anche l’altro impegno fondamentale in commissione, quello sullo sport, con risultati eccellenti a favore delle migliaia di società dilettantistiche, per quei dirigenti che con generosità e gratuità, ogni anno permettono a migliaia di ragazzi e giovani che non saranno mai dei campioni, una sana crescita sportiva: penso all’art. 90 della finanziaria 2003 sulle agevolazioni alle associazioni dilettantistiche e degli enti di promozione sportiva, alla recente cancellazione del costo della pubblicità nei piccoli impianti, al merito, non secondario, di aver fermato una legge che, per sanare i debiti della folle gestione dello “Sportass”, obbligava, non si sa bene in nome di quale concetto di libertà di scelta, tutte le società dilettantistiche ad assicurarsi presso quell’Ente con costi già stabiliti e “fuori mercato”.
Ma ritengo che sia stato importante anche il mio impegno alla Commissione di indagine sul calcio professionistico: sono emerse proposte e progetti interessanti,a cui penso di aver dato un contributo importante, come la necessità di riproporre i diritti collettivi per la serie A contro l’oligarchia dei grandi club, di prevedere sugli stessi una quota di mutualità per le società dilettantistiche, la ristrutturazione degli stadi italiani sul modello di quelli inglesi con diretta responsabilità e proprietà da parte delle squadre, il “salary cup” sul modello della NBA di basket come tetto massimo degli ingaggi per un controllo serio e severo dei bilanci dei club professionistici, impedendo nuove “vergogne”, come la rateizzazione in ventitre anni dei mancati pagamenti fiscali della Lazio, la protesta contro il “furto” nell’ultima finanziaria da parte del Governo di 450 milioni di Euro dall’Istituto per il Credito Sportivo, atto che rallenterà la possibilità di Enti Locali e società di realizzare in tempi brevi nuovi impianti sportivi.
Ho cercato, poi, di seguire con scrupolo e attenzione le vicende e i bisogni del territorio, dal tema del lavoro, che sarà l’aspetto fondamentale dei primi cento giorni del nuovo Governo, rispetto alle aziende con problemi, ai rapporti con gli Enti Locali, con i Comuni in particolare, aiutato da un’esperienza ventennale di amministratore e da dieci anni quale responsabile dei Sindaci del territorio, all’interesse verso le “ingiustizie quotidiane” che colpiscono tante persone comuni, come è stata e rimane la vicenda di Laura Galbusera, a cui va tutta la mia ammirazione per il coraggio con cui ha affrontato il suo dramma.
Infine, un ringraziamento particolare all’amico Daniele Chiappa e al Presidente dei Ragni Alberto Pirovano, per avermi consentito l’onore di ospitare e presentare a Montecitorio l’impresa al Cerro Torre dei Ragni, un gruppo che rappresenta uno dei volti più conosciuti e stimati della città di Lecco e del suo territorio.
Che cosa rimane di questi cinque anni? Direi, con le parole di Aldo Moro, il “principio di non appagamento”, la consapevolezza non di celebrare i propri meriti, ma di non aver fatto abbastanza, il limite di una testimonianza che deve cercare di coinvolgere maggiormente tanti giovani meravigliosi, attori e protagonisti nel volontariato e nell’associazionismo, lontani e diffidenti verso una politica che ha, invece, urgenza e necessità del loro entusiasmo e della loro credibilità.
Infatti, il dato di valore la politica lo ricava dalla capacità di convincere gli interessi, riconoscendoli, alla circostanza che c’è un interesse che li supera e li comprende, l’interesse generale, quello che con un po’ di rossore si può chiamare il bene comune.
Infine, un ringraziamento sentito, vivo, agli amici della Margherita e del Centro-Sinistra, per un sostegno, una collaborazione e un consiglio che non è mai mancato, ringraziamento che diventa commozione per quanti hanno contribuito a valorizzare la mia esperienza e mancano molto a me e ai loro cari, con l’obiettivo che la politica possa rimanere per tanti un progetto, ma pure un ideale in nome delle nostre ambizioni , ma anche delle nostre speranze e, forse, dei nostri sogni.
Antonio Rusconi
15 marzo 2006
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