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Forse stai cercando informazioni sul referendum costituzionale 2006
La Margherita ha partecipato alla costruzione del programma comune per il
governo dell’Unione con un lungo lavoro di elaborazione che ha coinvolto per
mesi centinaia di dirigenti e iscritti del nostro partito. Le nostre proposte,
in particolare quelle dibattute nei Big Talk di Torino e Milano e nelle
Commissioni tematiche preparatorie al programma dell’Unione, hanno fornito
all’Alleanza un gran numero di idee innovative, spesso anticipatrici.
Il confronto con gli altri partiti dell’Unione ha permesso di arrivare a un
testo finale “Per il bene dell’Italia” che noi giudichiamo positivamente: è un
buon programma, un buon punto di equilibrio di una coalizione ampia.
Non sono mancate mediazioni e compromessi difficili, come è inevitabile in
documenti di questa portata, concordati fra partiti di sensibilità diverse. Ma
abbiamo trovato una equilibrata base di convergenza ed è questa che va
valorizzata: si tratta della base programmatica comune che consentirà all’Unione
guidata da Romano Prodi di orientarsi concretamente nell’attività di governo e
parlamentare dei prossimi cinque anni.
Proprio perché vogliamo respingere la grave distorsione della legge
proporzionale, fatta apposta per moltiplicare le divergenze, siamo impegnati a
consolidare questo impegno unitario.
Ma non accettiamo forzature interpretative ed esternazioni, come quelle
registratesi ancora nei giorni scorsi, che distolgono l’attenzione dai molti
elementi positivi che meritano di essere valorizzati e che possono disorientare
gli elettori.
Non accetteremo, e abbiamo respinto nell’accordo di programma, gli attacchi alla
parità scolastica, perché vogliamo un pieno riconoscimento della libertà di
insegnamento.
In una democrazia matura è un diritto dei genitori scegliere il progetto
educativo dei propri figli, con il solo vincolo che siano rispettati gli
indirizzi generali e gli standard di garanzia dettati dallo Stato. Vogliamo un
forte impegno per una scuola pubblica che valorizzi la responsabilità delle
famiglie come degli insegnanti e che sia all’altezza delle crescenti esigenze
della società della conoscenza. Questo richiede una riqualificazione della spesa
all’interno del sistema secondo rigorose priorità, un rafforzamento
dell’autonomia scolastica, ma anche una modernizzazione dell’organizzazione e
delle strutture; politiche innovative di gestione, in particolare nei confronti
dei docenti, che ne valorizzino le professionalità e i meriti, anche con una
seria valutazione dei risultati.
Riteniamo forzate le interpretazioni avanzate da componenti della sinistra
radicale sul programma dell’alta velocità. I progetti della TAV, compreso quello
relativo al corridoio 5 e alla Val di Susa sono stati votati dalla Commissione
Europea presieduta da Romano Prodi, approvati dalle istituzioni locali (nel caso
della Val di Susa, la Regione, la Provincia e il Comune di Torino); e sono
confermati da una lettura non distorta del programma appena concordato.
Le priorità in tema di infrastrutture sono quelle definite a suo tempo, nel
2000, dal Piano Generale dei Trasporti, fra cui rientrano in primo luogo le Reti
europee dei trasporti e l’alta velocità. La tratta Lione-Torino è un punto
chiave di questo sistema. Si terrà conto nel modo migliore della preoccupazione
delle popolazioni locali, per ridurre al minimo l’impatto ambientale dei lavori.
Ma sarebbe irresponsabile sconfessare un’opera da cui dipende la competitività
del sistema trasportistico italiano, rispetto a quelli a nord delle Alpi.
Questa è anche la nostra impostazione generale in materia di infrastrutture:
discuterle in un dialogo paziente con tutte le rappresentanze dei territori,
valutare a fondo le compatibilità ambientali, ma poi attuare quelle opere che
corrispondono meglio alle esigenze di sviluppo del paese e delle varie aree (per
questo abbiamo sostenuto sia le grandi reti trasversali al Nord Italia sia
quelle del Mezzogiorno, gravemente trascurate da questo governo).
Analogamente è equilibrata la soluzione raggiunta nel programma sulla
regolazione delle unioni di fatto. L’aspetto qualificante sostenuto dalla
Margherita è che nel testo non vengono istituzionalizzate nuove forme di
relazione, bensì si riconoscono significativi diritti alle persone che fanno
parte di queste unioni, senza che siano dirimenti il genere dei conviventi od il
loro orientamento sessuale, mentre è qualificante il sistema di relazioni
sentimentali, assistenziali e di solidarietà tra le persone interessate.
Un’altra tematica di grande delicatezza sulla quale la Margherita - DL ha
espresso posizioni chiare, che intendiamo ribadire, anche in questa sede,
riguarda l’impegno della politica europea e il quadro internazionale.
Noi riaffermiamo la necessità che l’Italia riprenda un ruolo attivo, alla testa
del processo di integrazione europea, dopo gli ultimi anni di agnosticismo
europeo del governo di centro destra. L’Italia deve animare il nucleo
integrazionista dei paesi fondatori per completare il processo di riforma delle
istituzioni e soprattutto perché l’integrazione sia fondata su una ripresa della
crescita economica europea, che deve avvenire a partire dall’Eurogruppo. Per
crescere nel mondo come attore incisivo, credibile ed affidabile della politica
internazionale l’Europa deve dotarsi di una politica di difesa e sicurezza
comune e di una attiva politica di vicinato, utilizzando se necessario adeguate
cooperazioni rafforzate.
Riteniamo che l’Europa debba recuperare un rapporto equilibrato con l’America:
l’alleanza fondamentale non può essere conflittuale ma neanche incondizionata; è
interesse comune rafforzare le relazioni transatlantiche in coerenza con la
comunanza di interessi e di valori comuni, e con l’idea che un sistema
internazionale e di sicurezza efficace passi, anche nel XXI secolo, per l’asse
tra l’Europa e l’America. L’Italia deve tornare a scommettere, all’interno del
contesto europeo e nella partnership con gli Stati Uniti, in un rinnovato
sistema multilaterale, basato sulle Nazioni Unite e sulle istituzioni
settoriali, ingaggiando stabilmente in questo sistema gli attori emergenti
extra-europei. Il multilateralismo globale si deve fondare sull’Onu, sulla Corte
Internazionale di Giustizia, sulle organizzazioni regionali. L’Italia si batterà
per una riforma del Consiglio di Sicurezza che consegua maggiore trasparenza,
efficacia e rappresentatività, favorendo tutti i passi politici e giuridici che
conducano all’obiettivo strategico di un seggio europeo. Ed in questo senso è
importante la proposta della Margherita perché nel 2007 il seggio italiano nel
Consiglio di sicurezza sia condiviso con l’Unione Europea e con l’Alto
Rappresentante della PESC.
All’interno dell’intesa comune raggiunta la Margherita-DL ritiene importante
sottolineare alcune proprie priorità programmatiche. Sono quelle che abbiamo
fatto emergere nei nostri dibattiti degli scorsi mesi, largamente discusse e
concordate con i DS, e del tutto in linea con il discorso di Prodi all’Eliseo.
Queste linee prioritarie rispondono al profilo innovatore che noi vogliamo
promuovere nella campagna elettorale; ed allo stesso tempo devono essere il
baricentro riformista della futura azione di governo. Le indichiamo in forma
schematica, mentre sono ampiamente motivate nei documenti allegati, elaborati
dalle diverse commissioni tematiche che hanno contribuito a predisporre il
Programma dell’Unione.
La nostra priorità assoluta, che abbiamo sempre sottolineato, è la ripresa
dello sviluppo: per vincere il declino dell’economia e per ridare prospettive di
benessere agli italiani, dopo gli anni di impoverimento provocati dal
centrodestra. La politica economica del governo si è dimostrata fallimentare e
ingiusta, non ha portato né sviluppo né risanamento. Noi vogliamo cambiare
registro, rilanciare uno sviluppo che serva all’economia e al benessere delle
persone.
Vogliamo uno sviluppo che concili solidarietà e crescita economica, aumento
della competitività e rispetto dell’ambiente: tutti valori disattesi in questi
anni di malgoverno. Vogliamo uno sviluppo equilibrato che incroci le risorse dei
territori con le potenzialità dei settori produttivi, che valorizzi le dinamiche
industriali insieme con quelle territoriali.
Ciò vale in particolare per il Mezzogiorno, che deve diventare un motore per la
crescita economica di tutto il Paese. Questo significa valorizzarne le filiere
produttive, sia tradizionali sia di frontiera, in particolare in collegamento
con lo sviluppo dei paesi mediterranei, usando gli strumenti indicati nelle
nostre proposte: dalla fiscalità di vantaggio da rinegoziare in sede
comunitaria, a una infrastrutturazione essenziale del territorio che valorizzi i
collegamenti sia con il Nord sia con il Sud Est.
Per rilanciare lo sviluppo non bastano piccoli aggiustamenti, occorrono riforme
radicali, un cambio di priorità economico-sociali, con scelte coraggiose di
lungo periodo (l’orizzonte di 10 anni indicato dalla Margherita a Frascati).
Occorre mobilitare tutte le risorse del paese, a cominciare da quelle umane. Se
è vero che lo sviluppo crea lavoro, è vero anche che il lavoro delle persone è
un motore essenziale dello sviluppo. Per questo vogliamo più occupazione e di
migliore qualità: un lavoro precario mortifica le persone e non serve a un vero
sviluppo. Bisogna promuovere le energie del paese ora sottoutilizzate, a
cominciare dai giovani, dalle donne e ora anche degli anziani. Valorizzare le
grandi risorse delle donne, di creatività, di equilibrio e sempre più di
istruzione, non è un problema delle donne ma una priorità per il paese. Ed è
anche una nostra priorità.
Occorre liberare le energie e i talenti d’Italia dagli ostacoli che li frenano
(burocrazie eccessive, limiti alla concorrenza in settori protetti, freni alla
crescita di iniziative economiche, specie dei giovani ecc.).
Noi proponiamo più concorrenza e più liberalizzazioni per contrastare le rendite
monopolistiche e corporative, per migliorare qualità e prezzi specie nei
servizi, per promuovere nuovi investimenti e nuove iniziative.
Bisogna aprire le professioni che hanno troppe barriere all’ingresso specie per
i giovani, superare le tariffe minime, permettere ai professionisti di
competere, anche utilizzando la pubblicità, mantenendo agli ordini la funzione
di formazione, di standard di qualità e di valorizzazione dell’etica
professionale come ha indicato l’Antitrust.
Ci vuole più concorrenza nel settore delle assicurazioni e dei servizi bancari,
che accollano ai cittadini e alle imprese costi fuori dagli standard europei. Ci
vuole più concorrenza nel mercato delle costruzioni, distorto troppo spesso
dall’intervento di società miste con azionariato pubblico; più concorrenza nel
mercato elettrico e dell’energia.
L’attuale emergenza energia dipende dalla politica sbagliata del governo, che ha
trascurato di dare impulso a nuove reti e fonti di approvigionamento e di
completare la liberalizzazione avviata la scorsa legislatura. Noi vogliamo
rendere più equilibrato il mix di produzione energetica, reinvestire nelle reti
e nei terminali di rigassificazione, diversificare le importazioni, rilanciare
la ricerca e la produzione di energie rinnovabili e pulite, promuovere il
risparmio e l’efficienza energetica.
Occorre liberalizzare i servizi pubblici locali, dai trasporti all’igiene
urbana, con più coraggio, e ridurre le strozzature della rete distributiva.
Queste sono misure fondamentali. In molti casi a costo zero, capaci di liberare
energie, di liberare ricchezza, di liberare benessere. Capaci di mettere il
consumatore al centro.
Il senso della nostra strategia è di porre il consumatore, il
cittadino-consumatore al centro come vero protagonista, effettivo padrone delle
politiche pubbliche.
Rilanciare lo sviluppo presuppone rigore nelle scelte e capacità di riportare i
conti pubblici sotto controllo. Rigore finanziario, rilancio della competitività
ed equità distributiva sono parti integranti della nostra strategia economica.
Il rigore deve valere per tutti. Per questo, come ha detto Prodi, è necessaria
una lotta determinata ed efficace all’evasione fiscale, che è stata invece
irresponsabilmente favorita dai ripetuti condoni del governo. La lotta
all’evasione è necessaria per recuperare risorse, ma è anche precondizione di
una politica fiscale equa come quella che vogliamo: un fisco equilibrato, giusto
e progressivo, che premi l’innovazione e il lavoro, non le rendite speculative,
e che sia amico delle famiglie.
Per riprendere uno sviluppo di qualità dobbiamo sostenere l’innovazione, cioè
imboccare la “via alta della competitività” che faccia leva sulla ricerca, sulla
formazione, sulla diffusione della conoscenza, sulle risorse dei nostri
territori. Dobbiamo aumentare gli investimenti in ricerca (almeno raddoppiarli
per avvicinarci agli obiettivi europei) e recuperare i grandi ritardi nella
educazione dei cittadini. Solo così le grandi potenzialità delle innovazioni
scientifiche e tecnologiche possono diventare patrimonio comune, possono
valorizzare le risorse umane, rafforzare la competitività e la qualità del
nostro sistema produttivo.
Vogliamo sostenere le imprese che innovano, che si internazionalizzano, e che si
mettono insieme con un fisco a premi. Servono incentivi selettivi e stabili che
migliorino il nostro mix produttivo; non un fisco “neutro” o a pioggia come
quello di Tremonti.
Vogliamo sostenere le collaborazioni fra imprese, università, ricerca, specie
nei comparti a più elevato contenuto tecnologico; che individueremo insieme,
coinvolgendo tutte le forze competenti e responsabili.
Attueremo una politica industriale mirata a sviluppare i settori d’avanguardia,
ad aumentare la qualità e il tasso tecnologico dell’industria, dell’agricoltura
e dei servizi. L’agricoltura non è un settore in declino; puntando
sull’innovazione e sulla qualità può essere una risorsa fondamentale per
l’economia, per l’ambiente e per la qualità della vita. Ci sono tutte le
condizioni perché il mondo della cooperazione continui a crescere consolidando i
settori già forti e contribuendo alla competitività e al welfare del paese.
Il turismo ha potenzialità eccezionali e può far leva sulle grandi capacità di
attrazione dei nostri territori, a cominciare dal Mezzogiorno: va rilanciato,
con una strategia nazionale e sostenuto con provvedimenti mirati, anche fiscali
, riduzione dell’IVA, certificazione di qualità, ristrutturazioni alberghiere
ecc. Vogliamo valorizzare il Made in Italy e proteggere le nostre produzioni
dalla concorrenza sleale dei paesi emergenti con tutti gli strumenti disponibili
a livello europeo e internazionale.
L’innovazione non è solo questione di soldi: dobbiamo stimolare l’innovazione a
partire dalla scuola, dalla cultura e poi dall’impresa. Investire nella scuola è
investire nel futuro. Vogliamo una scuola che persegua un processo educativo
condiviso, sensibile alle innovazioni tecnologiche e alle esigenze formative,
che combatta l’impoverimento culturale e la dispersione, con un’attenzione
particolare per il Mezzogiorno, per sostenere le sue grandi potenzialità di
sviluppo.
Dobbiamo mettere al centro della ricerca i risultati tecnologici da fornire al
sistema produttivo e stimolare nei giovani l’interesse per gli studi
scientifici: abbiamo troppe lauree umanistiche in Italia a fronte di poche
lauree scientifiche. Non dobbiamo avere paura di far crescere la formazione
tecnico-professionale nei percorsi scolastici. L’Italia ha bisogno di dare
risposte che si connettano con il mondo del lavoro, in grado di dimostrare la
forza di un Paese che sa far coincidere domanda di lavoro che cambia e offerta
che si aggiorna attraverso la formazione.
L’innovazione deve essere un processo diffuso, capace di ispirare tutta l’azione
del governo. Per questo vogliamo una figura politica nel governo, mister o miss
Lisbona, che abbia il mandato preciso di mandare avanti le politiche e le
iniziative per l’innovazione.
Premiare i talenti è una parola d’ordine della Margherita. Vale per tutti i
talenti di cui è ricca l’Italia; quelli delle persone e quelli del territorio,
che sono radicati nel suo ambiente e nel suo patrimonio storico culturale. Per
valorizzare queste grandi risorse del paese occorre non solo liberarle dai pesi
dei monopoli e delle incrostazioni burocratiche, ma dare loro il giusto
riconoscimento, con sostegni economici e istituzionali; e occorre che tutti
siano responsabilizzati con un sistema di valutazione e di premi.
Per valorizzare i talenti è necessario che si dia spazio al merito. Proprio
perché la nostra idea di sviluppo si basa sulle risorse delle persone, vogliamo
rafforzare le capacità di tutti, offrendo a tutti gli strumenti della
conoscenza; ma al contempo tutti devono contribuire con responsabilità e impegno
agli obiettivi comuni.
Questa è la nostra idea di valorizzazione dei meriti, che procede dalla scuola,
continua all’università, fino a comprendere le varie attività di lavoro. Essa
richiede che i contributi e le attività di ciascuno siano soggetti a valutazione
imparziale e sulla base di questa ricevano riconoscimento.
La valutazione nella scuola deve riguardare studenti, docenti, e la qualità
delle istituzioni. La valutazione è necessaria per valorizzare la responsabilità
e l’impegno degli insegnanti, che devono sentirsi protagonisti di una scuola
migliore.
Nell’università e nella ricerca la valutazione deve essere particolarmente
rigorosa se vogliamo promuovere l’eccellenza come è necessario in queste
attività. Dalla valutazione della ricerca e dell’insegnamento, dalla capacità di
valorizzarne i risultati, devono dipendere anche i finanziamenti che lo stato
eroga a enti universitari e di ricerca. Così si può stimolare una competizione
positiva fra atenei, si possono usare meglio le risorse, finalizzandole a
obiettivi di qualità e superando l’attuale dispersione di fondi.
Per lo stesso motivo riteniamo necessario che le retribuzioni dei lavoratori
siano più strettamente legate ai risultati e alla produttività aziendale, in
conformità con una concezione partecipativa dei rapporti di lavoro.
Anzitutto proponiamo meno tasse sul lavoro. Sul lavoro in Italia pesano oneri
di diversa entità, più bassi per il lavoro autonomo (18%), più alti per il
lavoro dipendente: un insostenibile 33%. La Margherita è stata la prima a
indicare, di fronte alla retorica del governo sul taglio delle tasse, la
necessità che gli oneri sul lavoro siano ridotti significativamente e
armonizzati con quelli sul lavoro autonomo. Sosteniamo la priorità di questa
proposta, come indicata da Prodi nella sua presentazione al programma: perché
essa è necessaria a dare uno stimolo alla competitività delle imprese
riducendone i costi e per aumentare le retribuzioni nette dei lavoratori,
aiutandoli a recuperare la grave perdita del loro potere d’acquisto.
La proposta è importante anche per correggere le distorsioni del mercato del
lavoro, in particolare l’abuso delle collaborazioni (co.co.co e simili) Questo
abuso non si combatte cambiando nome al contratto (da co.co.co a contratto a
progetto come fa la legge 30/2003) ma solo armonizzando i contributi dei vari
tipi di lavoro come avviene negli altri paesi. Naturalmente ciò va fatto con
gradualità.
Il senso della nostra proposta è chiaro: vogliamo ridurre il peso contributivo
su imprese e lavoro, aumentando il prelievo sulle rendite, specialmente quelle
speculative a breve; aumentare le retribuzioni e razionalizzare il mercato del
lavoro.
Questa proposta si integra con l’obiettivo generale di promuovere la buona
occupazione, di regolare la flessibilità e di combattere la precarietà.
A tale fine vogliamo:
• incentivare il lavoro (credito d’imposta) a tempo indeterminato come forma
normale di occupazione;
• limitare i contratti temporanei nella quantità e durata, anche togliendo ad
essi le incentivazioni;
• estendere a tutti i lavoratori tutele e diritti di base, come indicato nella
Carta dei diritti presentata dall’Ulivo;
• istituire gradualmente una rete di sicurezza per tutti i lavoratori in caso di
disoccupazione e di transizione da un lavoro ad un altro;
• arricchire la qualità del lavoro con formazione continua certificata e
sostenuta da incentivi a imprese e lavoratori.
Il nostro impegno per combattere la precarietà e l’incertezza comincia dai
giovani.
I nostri giovani sono la prima generazione che si confronta con la società del
rischio e dell’incertezza. L’incertezza parte dallo sviluppo e dal lavoro, ma si
estende a tutti i rapporti personali, famigliari, ambientali. Un investimento
nel futuro dei giovani deve regolare i diversi aspetti della loro condizione.
Il primo impegno riguarda l’istruzione e formazione: è il cuore del welfare
moderno, essenziale per rafforzare le capacità personali e l’autostima contro le
incertezze della vita. La formazione deve essere generalizzata fino a 18 anni:
deve crescere l’educazione superiore con l’obiettivo di estenderla al 30% dei
giovani, sostenendola con borse di studio in numero adeguato, potenziando le
discipline tecniche e organizzando in modo efficiente l’orientamento scolastico.
Va aiutata la transizione fra scuola e lavoro: combattendo stage falsi e brevi
contratti pseudoformativi come l’attuale contratto di inserimento. Proponiamo un
istituto come i “contratti d’avvenire”: 5 anni di lavoro e molta formazione (più
del nostro apprendistato) con sgravi per i datori e incentivi ad assumere i
giovani al termine del contratto. Con questo forte investimento iniziale, i
giovani sono messi in grado di camminare con le loro gambe.
Le misure proposte contro il precariato e per la stabilizzazione dei percorsi
lavorativi devono aiutare i giovani fin dall’inizio della vita lavorativa.
Così per essi vanno previsti sostegni specifici per trovare un’abitazione
adeguata (mutui, aiuti per l’affitto); e per agevolare la loro mobilità. Un
lavoro stabile e un’abitazione adeguata sono condizioni essenziali perché i
giovani possano iniziare una vita serena e contribuire con le loro energie alla
crescita del paese. Intendiamo promuovere la capacità dei giovani, anche
sostenendo le loro iniziative imprenditoriali e professionali, con sostegni
finanziari e counseling in fase di progettazione e di avvio.
Noi vogliamo affrontare l’emergenza casa seriamente, non con le promesse
inconsistenti del governo. Metter su casa e pagare affitti sempre più salati è
divenuto quasi impossibile specie per i giovani. La casa, come un lavoro
stabile, è un elemento fondamentale per garantire una vita civile e serena.
Vogliamo lanciare un piano straordinario per la casa che ne garantisca l’accesso
anzitutto in locazione ma anche in proprietà /assegnazione (100.000 alloggi in
cinque anni), con particolare attenzione ai giovani, agli anziani, ai nuclei più
svantaggiati e innanzitutto nei grandi centri urbani.
A tal fine intendiamo:
• sostenere (con esenzioni ICI, assegnazione aree) i comuni che incentivano la
realizzazione di abitazioni ‘sociali’, cioè destinate a canone economicamente
sostenibile e alla vendita come prima casa a prezzo convenzionato; e attivare il
ricorso ad aree pubbliche (anche sdemanializzate) per abbattere il costo di
produzione degli alloggi specie nelle zone urbane;
• sostenere le giovani coppie ad acquistare la casa con un fondo di garanzia per
la concessione di mutui bancari; e la costruzione e assegnazione di alloggi per
studenti universitari.
Ci impegniamo a rendere più trasparente il mercato delle locazioni usando la
leva fiscale per favorire gli affitti a canone concordato, e per scoraggiare il
nero (una imposta secca sull’affitto delle case). Le aree metropolitane hanno
proseguito la loro crescita, attirando una parte sempre più vasta di
popolazione. La loro vivibilità è decisiva per il benessere individuale e
collettivo. Con una buona organizzazione e con l’azione comune di chi ci vive,
cittadini, lavoratori, imprese, possono diventare un motore dello sviluppo. Per
questo le nostre politiche saranno indirizzate a migliorare la qualità
complessiva dei tessuti urbani e a sostenerne la funzione economica. Ci
impegniamo ad attuare:
• Una politica dei trasporti che favorisca la mobilità collettiva, con forti
investimenti nei treni, specie per i pendolari.
• Una valorizzazione dei centri storici, per renderli accoglienti e attrezzarli
ad essere sede anche di grandi eventi culturali, economici, sportivi.
• La modernizzazione delle strutture urbane (materiali ed immateriali), con una
buona architettura, il ricorso a tecnologie innovative e con uno sviluppo
ambientalmente compatibile.
• Interventi di riqualificazione abitativa con concorso di finanziamenti
pubblici e risorse private, sostenute da agevolazioni fiscali (come le
detrazioni del 36% ai fini Irpef per le spese di ristrutturazioni edilizie).
Vogliamo anche tutelare i piccoli centri e ridare loro la spinta economica
necessaria, rendendoli capaci di coniugare tradizione e modernità; valorizzare
queste aree della piccola grande Italia che sono territori preziosi dove si
tramandano le tradizioni, dove nascono i prodotti tipici dell’artigianato e
dell’eno-gastronomia e che possono contribuire a nuove occasioni di sviluppo
economico, basato anche sul turismo culturale.
Un altro obiettivo della nostra azione di governo sarà di contrastare il
carovita che è diventato una gravissima preoccupazione dei cittadini e delle
famiglie, e che ha colpito soprattutto operai, impiegati e pensionati.
• Riprenderemo i controlli, specie sui beni di largo consumo, che sono stati
colpevolmente trascurati dall’attuale governo. Lo faremo: promuovendo strumenti
di osservazione dei prezzi d’intesa con gli enti locali e con le categorie
interessate, con particolare riguardo alle tariffe dei servizi essenziali (gas,
acqua, telecomunicazioni, assicurazione auto); potenziando i poteri di vigilanza
e sanzionatori, in particolare dei servizi di politica annonaria municipale;
provvedendo affinché nella distribuzione sia indicato, oltre al prezzo di
vendita, anche quello all’origine; rafforzando la presenza delle associazioni
dei consumatori negli organismi di controllo e di determinazione dei prezzi;
• Una riduzione dei prezzi si può attuare liberando i settori dei servizi e
della distribuzione dal peso dei monopoli e promuovendo una concorrenza regolata
utile al consumatore;
• Avvieremo una revisione del paniere Istat che definisce l’inflazione, per
renderlo più trasparente e più adeguato alla evoluzione dei consumi; modificando
il peso, oggi del tutto sottovalutato, di voci come, ad esempio, affitto,
assicurazioni e carburanti;
• Promuoveremo l’informazione e la educazione dei cittadini al consumo dei beni
e dei servizi, a cominciare dalle scuole;
• Il nostro governo si adopererà affinché i contratti collettivi di lavoro siano
rinnovati puntualmente (e non con i gravi ritardi attuali) secondo meccanismi
più adatti a compensare l’inflazione reale;
• Il potere d’acquisto va sostenuto anche con una politica fiscale rigorosa di
lotta all’evasione che colpisce soprattutto i redditi fissi, basata su una
giusta progressività, più favorevole alle famiglie e in particolare ai redditi
bassi, e con la progressiva restituzione del fiscal drag (la cui mancata
attuazione ha sottratto ai cittadini miliardi di euro).
La Margherita ritiene che il welfare sia alla base della competitività e
dello sviluppo, non una pratica assistenziale né un mero indennizzo per gli
squilibri del mercato. Vogliamo un welfare che serva a rassicurare le persone, a
restituire la coesione sociale che è necessaria per ridare energia al paese.
All’interno del programma dell’Unione noi sosteniamo una concezione familiare e
generazionale del welfare: cioè un modello di welfare che promuova le
opportunità e le responsabilità dei diversi componenti della famiglia nel corso
delle varie fasi della vita, dall’infanzia e l’adolescenza alla maturità,
all’età anziana.
Bambini: vogliamo investire nella famiglia e valorizzare la qualità sociale
della paternità e maternità responsabile con un sostegno rivolto ad accompagnare
ogni bambino che cresce e a sostenere l’autonomia dei giovani.
Proponiamo di unificare gli attuali sostegni economici alla famiglia in un unico
strumento che garantisca a tutti i bambini, indipendentemente dalla condizione
lavorativa dei genitori, una integrazione al reddito. A questo fondo vogliamo
aggiungere una “dotazione di capitale” per i giovani, costituita a favore di
ogni bambino, alimentata con contributi pubblici, integrabile con donazioni dei
familiari, utilizzabile dal giovane alla maggiore età per finanziare periodi di
formazione e per avviare attività economiche. Tale dotazione sarà restituita a
tasso zero in un arco di tempo sufficientemente lungo.
Donne: più autonomia alle donne. E’ necessario conciliare lavoro e famiglia. La
Margherita ritiene necessario superare l’anomalia tutta italiana per cui le
donne sono costrette a scegliere fra lavoro e famiglia, con il risultato che il
nostro tasso di occupazione femminile è fra i più bassi d’Europa e così pure il
tasso di natalità. Aumentare gli asili nido per avvicinarci alla media richiesta
dall’Europa (3000 nuovi asili). Lo faremo in collaborazione con le regioni e con
i comuni in ogni parte d’Italia.
A tal fine proponiamo le seguenti misure:
• Rafforzare i servizi di cura per la prima infanzia e adolescenza.
• Riorganizzare i tempi di vita e lavoro nelle città.
• Favorire il part-time con parità di diritti; rafforzare i congedi parentali
retribuiti per favorire una effettiva fruizione di entrambi i coniugi.
• Compensare ai fini pensionistici il tempo dedicato alla cura in famiglia.
• Prevedere incentivi all’inserimento e al reinserimento al lavoro.
Anziani: vogliamo promuovere una vecchiaia attiva, per valorizzare la risorsa
anziani, con le seguenti misure:
• incentivi al prolungamento del lavoro (incremento di pensione, deduzioni
contributive, bonus, etc.) e penalizzazioni per ogni licenziamento di persone
over 45 anni.
• riduzioni contributive e/o fiscali per chi assume anziani con rapporto a tempo
indeterminato.
• part-time misto a pensione (incentivato se a tempo indeterminato).
• forme di tutoraggio da parte di anziani per seguire uno/due giovani a testa
(lavoratori, apprendisti, tirocinanti), e forme di aiuto ad altri anziani non
autosufficienti, con un rapporto a tempo pieno, part-time, o anche con un
rapporto di lavoro misto a volontariato estendendo il modello delle “Banche del
Tempo”.
• Proponiamo un fondo nazionale per la non autosufficienza con cui riorganizzare
le misure di sostegno alla disabilità e finanziare una rete integrata di
assistenza.
Questo governo ha fatto crescere la spesa corrente senza controlli mentre ha
ridotto scandalosamente risorse fondamentali, come quelle del Fondo sociale, e
tagliato i trasferimenti agli enti locali, costringendoli a ridurre le spese per
i servizi essenziali. Anche qui noi vogliamo cambiare metodo: essere rigorosi
nel combattere gli sprechi, e concentrare le spese per fronteggiare i veri
bisogni dei cittadini.
Non basta ridurre i compensi ai parlamentari e consiglieri eletti (scelta che
pure abbiamo sostenuto). Occorre tagliare in modo mirato il costo della
burocrazia improduttiva. Ma soprattutto occorre porre termine alla
proliferazione incontrollata di enti, agenzie, società verificatesi in questi
anni. Ci sono centinaia di enti superflui, che non hanno funzioni significative
o che sovrappongono i propri compiti a quelli già svolti da altri. Ad esempio,
il decentramento ha attribuito a province e comuni funzioni prima svolte dalla
Regione o dallo Stato, ma alla costituzione di nuovi uffici decentrati non ha
fatto riscontro la soppressione di quelli precedenti. Molti enti pubblici hanno
moltiplicato le loro partecipazioni in società che svolgono attività non
correlate con i compiti pubblici e che servono spesso solo a “gratificare”
cordate e amicizie. Non è questa la giusta applicazione di decentramento e
sussidarietà. Se non disboschiamo questa giungla rafforzeremo nei cittadini la
percezione di inefficienza e di costi eccessivi dell’amministrazione e della
politica.
I risparmi provenienti dalla riduzione degli enti inutili saranno usati dalle
Pubbliche amministrazioni per rinnovare i loro quadri; non i “portaborse”
promossi da questo governo, ma laureati e professionisti, capaci di dare impulso
all’innovazione amministrativa. Concorderemo con gli enti locali un programma
pluriennale di assunzioni di giovani qualificati (almeno metà dei turnover:
50.000 circa).
La semplificazione degli enti si deve aggiungere a quella procedurale e
legislativa avviata nella scorsa legislatura, e non perseguita da questo
governo. Istituiremo una cabina di regia fra Stato, regioni ed enti locali per
attuare quest’opera di semplificazione istituzionale e amministrativa.
Ci impegniamo altresì a semplificare, anche tramite testi unici, i blocchi normativi più importanti che sono fonte di incertezze per imprese e cittadini: legislazione fiscale, previdenziale, regole sugli incentivi, normative sulle piccole e medie imprese, sui lavori pubblici, sulla casa, sull’innovazione e sul trasferimento tecnologico.
La Margherita ritiene necessario rendere più efficienti le misure per la
sicurezza interna e per la prevenzione delle minacce internazionali.
Vogliamo un Italia aperta e sicura, aperta perché sicura.
La lotta al terrorismo internazionale deve essere un impegno comune a tutti i
paesi. La giusta attenzione ai diritti e alle libertà personali non può ridurre
l’efficacia delle misure di contrasto al terrorismo: una struttura che coordini
le indagini nei reati di terrorismo e che raccolga tutte le informazioni, in
particolare sul terrorismo di matrice islamica (la superprocura); la riforma dei
servizi di sicurezza che superi l’attuale divisione e la loro doppia dipendenza;
una Banca dati del DNA, operante sotto la vigilanza del Garante della privacy.
Le misure di contrasto devono essere accompagnate da una grande iniziativa
politica e culturale di dialogo con le comunità islamiche per la promozione di
un Islam italiano democratico e fedelmente rispettoso dei diritti umani e dello
Stato di diritto.
La sicurezza interna va tutelata e promossa con un sistema “multilaterale” di
misure; aumento delle risorse umane e finanziarie delle forze dell’ordine
(eliminando sovrapposizioni e disfunzionalità); valorizzazione del ruolo dei
comuni per la sicurezza, a partire dalle maggiori città; strumenti biometrici
per l’identificazione certa di tutte le persone (non solo degli immigrati);
maggiore copertura del territorio da parte delle forze dell’ordine, specie nel
mezzogiorno (non la giustizia “fai da te” della legge del governo, né il
dispersivo e finora inefficiente esperimento di facciata del “poliziotto di
quartiere”); migliore coordinamento fra le forze dell’ordine e unità degli
indirizzi operativi.
Accelerare i processi. Una giustizia più celere è garanzia di una giustizia
vera; è anche una condizione indispensabile per attrarre iniziative ed
investimenti economici (italiani e stranieri). Con questo obiettivo vanno
modificate le normative: sulla prescrizione, per scoraggiare impugnazioni
strumentali; sullo svolgimento dei processi civili, recuperando immediatezza e
oralità nel dibattimento, introducendo un’udienza filtro; vanno introdotti
filtri all’appello e al ricorso in Cassazione e promosse forme di composizione
extragiudiziale delle controversie (conciliazione ed arbitrato).
Va introdotta più efficienza nella macchina giudiziaria, realizzando
effettivamente la originaria proposta della Margherita di un manager della
giustizia che gestisca tutte le questioni organizzative, permettendo ai
magistrati di concentrarsi sull’attività loro propria.
Va garantita fondamentalmente la certezza della pena, compresi i provvedimenti
cautelari
Un miglior funzionamento del sistema giustizia al servizio dei cittadini si
realizza anche responsabilizzando tutti gli attori: i difensori, richiedendo
loro un’attività processuale stringente e non dilatoria; i giudici, che vanno
richiamati a una più rigorosa tempistica delle fasi processuali, e ad evitare
ingiustificate lungaggini (anche con obbligo di motivazione in caso di mancato
rispetto dei tempi)
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