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Il partito democratico in Lombardia

di Antonio Rusconi

“ Se ci appartiene oggi la serietà di una riflessione seria, di comprendere con serenità ma con chiarezza le ragioni di una sconfitta elettorale alle ultime amministrative senza precedenti, la domanda inequivoca è quali risposte rispetto all’attuale non credibilità, il Governo e il Centro – Sinistra in genere si propongano di offrire alla parte più produttiva del Paese, perché da qui, dall’ineludibilità di questo confronto nasce la possibilità di investire o meglio di nascere del Partito Democratico in Lombardia, abbandonando il logorio delle discussioni sui leader, gli organismi, i veri o finti unanimismi per parlare finalmente di programmi, di risposte serie ai problemi del Paese.
Sono stato infatti l’unico parlamentare eletto nel 2001 di tutto il Centro Sinistra nelle province che da Varese raggiungono Sondrio, attraverso Como e Lecco, non abbiamo capito nè saputo leggere i dati del 2006, dove si era di nuovo invertita la tendenza ad avvicinare i voti e le percentuali del Centro Destra e oggi come classe dirigente lombarda della Margherita e dei DS abbiamo il dovere di un patto di lealtà per la costruzione del Partito Democratico: non sono in gioco la singola storia, il futuro personale, le ambizioni legittime di ognuno, ma il dovere di non abbandonare questa Regione ai proclami verbosi di Berlusconi e Bossi, o peggio continuare ad essere sordi alle ragioni per cui la gente qui vota il Centro Destra, evitando la presunzione illuministica di alcuni nostri leader nazionali per cui le risposte sono giuste ma non vengono capiti.
Basterebbe spiegare loro con semplicità che sono le stesse persone, negli stessi giorni, che votano i nostri Sindaci di Centro – Sinistra nei piccoli e medi Comuni per la credibilità dei programmi e dei nomi e contemporaneamente il candidato o il partito di Centro - Destra ai livelli regionali e nazionali, basterebbe da parte nostra essere squadra dirigente unita e non feudatari e vassalli del Regno, basterebbe guardare alla formazione del Governo o dei quadri dirigenti nazionali per capire in quale considerazione sia stata tenuta la classe dirigente lombarda.
Sembra di stare sul treno: passeggeri, attenzione, è l’ultima chiamata.
Se siamo tutti d’accordo, e lo chiedo dunque ai segretari regionali Galperti e Martina, sul partito federale, allora diciamo con chiarezza cosa significa, quali livelli di autonomia qui in Valtellina, anche di alleanze, quali limiti a una Sinistra estrema che sui giornali nazionali e locali ci attacca ogni giorno e diventa inconsapevolmente o meno la migliore alleata di Berlusconi, diciamo con chiarezza quanto ci sono costate in termini di percentuali elettorali le immagini quotidiane, per giorni prima notizia dei TG nazionali, delle immondizie abbandonate sulle strade della Campania coniugate con la demagogia di chi dichiarava falsamente che sarebbero state poi bruciate altrove, magari al Nord.
Per questo affermo con chiarezza che il recupero della credibilità nel percorso del Governo deve essere scisso dalla costruzione del Partito Democratico, soprattutto in questo territorio dove è finita l’illusione che l’impresa e le aziende in genere rappresentino ancora un’isola felice, con le difficoltà quotidiane al confronto economico e tecnico con la Cina, i Paesi dell’Est ma anche il resto dell’Europa, dove solo in questi giorni andiamo a modificare il sistema degli studi di settore, perché è sbagliato generalizzare e confondere con una giusta lotta all’evasione, la fatica delle migliaia di piccole attività che con fatica alzano la serranda ogni giorno.
Non possiamo continuare ad essere “a pelle distanti” da questi mondi vitali, non si può pensare di continuare a governare come se nulla fosse, perdendo di 30 punti percentuali in Lombardia e Veneto, non riprendendo un dialogo importante con il mondo dei professionisti che però devono comprendere che lo spazio e l’investimento per i giovani non è una riflessione valida per la riforma delle pensioni, ma anche per chi aspira, con sacrificio e competenza, a diventare avvocato, notaio, commercialista.
Ho infatti questa semplice ma sentita convinzione: possiamo recuperare consenso solo partendo dalla consapevolezza dei nostri errori, perché non serve il coraggio di una finanziaria dura e severa per poi assistere al desolante litigio fra Ministri per la divisione del “tesoretto”.
Per la prima volta il Governo riesce dopo tanti anni a modificare le pensioni minime e a adeguarle al costo della vita, ma la notizia è altra, dice della difficoltà della coalizione, del protagonismo eccessivo di partiti e Ministri.
Proseguo con un ulteriore concetto: il Partito Democratico serve perché il Paese ha bisogno di un partito riformista che riassuma il meglio della tradizione cattolico – democratica, liberale e socialriformista, ma un partito nuovo si fa se si va oltre i partiti: questo, con schiettezza pari all’evidenza, non è stato fatto finora, dove abbiamo assistito a un fitto dialogo tra i quadri dirigenti, ma, qui al Nord, quanti imprenditori, professionisti, ricercatori, abbiamo interpellato non per firmare un manifesto o un programma, ma per costruire con noi il Partito Democratico?
Manca l’idea fattiva e effettiva della porta aperta, direi spalancata nei nostri territori, ma anche il discorso positivo delle quote per donne e giovani rischia di essere tutto esaurito dentro le liturgie del partito, nella logica spartitoria peggiore, invece di rincorrere quote di vere novità per gli imprenditori giovani, i responsabili associativi di volontariato … quei mondi che dobbiamo ascoltare con attenzione e non sentire formalmente con questionari o incontri occasionali.
Solo così potremo comprendere che non avremmo dovuto aspettare la prima uscita ufficiale del dr. Manganelli per capire che il tema della sicurezza è un problema fondamentale per il cittadino comune del Nord: l’elenco pesante, quotidiano, dei furti, delle violenze, i numeri dei carcerati extracomunitari, l’idea che l’indulto invece di una risposta obbligata comune sia stato un atto voluto dal Centro – Sinistra, il livello assunto dal fenomeno della prostituzione sulle strade, ci indicano che le paure vanno combattute ma anche capite, ascoltate, necessitano di risposte vere.
Vorrei poi analizzare un’ulteriore questione fondamentale per la costruzione del PD: che cosa è rimasto della tradizione cattolico – democratica e delle scuole socio – politiche martiniane in Lombardia?
Può il PD rappresentare l’idea di una laicità in politica che è insignificanza sui valori o dato individuale? O quali sono le nostre idee rispetto agli attacchi della Sinistra sulle scuole paritarie o sui Centri di Formazione Professionale in Regioni governate dal Centro – Sinistra come Abruzzo, Puglia, Sardegna o Friuli?
Dobbiamo su questo e su altri punti dare risposte chiare, come sulla demagogia dell’antipolitica, dove si replica al libro di Stella con l’eliminazione di alcuni privilegi di status certamente non necessari, chiarendo però anche che non vi possono essere manager pubblici talmente virtuosi che meritano una indennità di 4-5 volte quella di un parlamentare o di un consigliere regionale, o peggio, pensando di umiliare la democrazia partecipata dei Consigli comunali dei piccoli comuni, vendendo ipocriticamente come risparmio sulla spesa pubblica il taglio di 5-6 consiglieri comunali, in gran parte penalizzando così i più giovani, alla prima occasione di una palestra per la politica.
E’ evidente che sull’antipolitica vince Berlusconi, che il “voto di pancia” qui al Nord premia una Lega, pur dilaniata al suo interno nella lotta fra i successori di Bossi.
La domanda non è quella di un Nord schierato contro il Sud, ma dell’anticentralismo contro il centralismo, quella di una finanziaria e di un DPEF che ha umiliato i Sindaci e gli amministratori del Nord, che rimangono il punto di partenza indispensabile su cui costruire il Partito Democratico.
Basta ignorare il Nord, non si dimentichi che nel 1994 sulla questione settentrionale è nata la Seconda Repubblica, che le elezioni politiche dello stesso anno hanno determinato la fine del centrismo.
Oggi noi paghiamo le inefficienze e i nostri ritardi e al Nord in particolare il Centro – Sinistra continua a pagare l’incapacità di rispondere al tema della modernità e della innovazione, basta pensare al mondo della scuola dove una parte significativa del sindacato continua a difendere la parte più conservativa del pubblico impiego.
Non si può infatti invocare il modello riformista di Blair e non capire che al Nord la differenza è anzitutto non fra Destra e Sinistra ma fra innovazione e conservazione.
Infine una considerazione conclusiva: il Partito Democratico che è la scommessa di una risposta all’attuale crisi della politica per non consegnare il Paese a Berlusconi, non può non fondarsi su valori profondi.
Forse proprio in questi giorni dovremmo riscoprire la lezione di Oscar Luigi Scalfaro che invita anche la nostra politica a uscire dalla rissosità, dalla volgarità, a umanizzare i rapporti, a riscoprire un afflato umano, a proporre ai giovani il valore di una testimonianza.
Dobbiamo amaramente constatare che oggi la politica ha perso ispirazione ideale, partecipazione, rappresentatività e questa è la principale ragione per cui abbiamo il disinteresse da parte dei professionisti seri, per cui i giovani migliori del volontariato non solo non sono attratti da un’esperienza in politica ma finiscono per alimentare il fenomeno di un astensionismo, che pure rifiuta l’approccio individualista del Centro – Destra.
Abbiamo il dovere verso questo pezzo della società civile a cui non serve la politica per fare carriera ma che serve alla costruzione del Partito Democratico per essere più credibile, di superare il limite dell’ideologia, dell’egemonia del presente, di una politica che spazia nelle scelte a seconda della convenienza dei sondaggi.
Solo così potremo allontanare il rischio che il rito delle primarie si consumi all’interno delle logiche dei leader, il rischio che i valori del popolarismo vengano lasciati alle singole coscienze individuali, solo così ognuno di noi potrà rinunciare a una parte del proprio percorso politico che è dentro la propria carne perché ha nel cuore la libertà dell’avventura e l’intelligenza di un’impresa nuova.
In quello che sarebbe rimasto il suo ultimo discorso ufficiale, il 28 febbraio 1978, ai gruppi riuniti di Camera e Senato, Aldo Moro spiegava la necessità, l’urgenza,il dovere di una scelta ( il governo di Unità Nazionale contro il terrorismo) che non serviva per le loro singole storie ma per l’idea di bene comune per il Paese.
Solo se riscopriremo l’entusiasmo di una intrapresa, potremo impedire che la nostra scelta diventi la somma per difetto degli iscritti e dei voti di Margherita e DS.
Non pensiamo solo al 14 ottobre, magari alla tentazione di un’occupazione strategica delle varie liste, pensiamo piuttosto al 15, al 16, al pathos di un partito da costruire davvero insieme con entusiasmo, a una speranza diffusa che qui si fa storia.

(sintesi dell’intervento dell’On. Rusconi Antonio svolto domenica 15 luglio a Sondalo il primo corso che preparerà il giovani politici del Partito Democratico)


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