Lettera in merito alla crisi dell'acciaio denunciata da ConfartigianatoSono rimasto molto colpito dalla lettura dell’inserzione a pagamento comparsa sui giornali locali commissionata dall’Unione Artigiani, sia come cittadino, sia come membro del Consiglio comunale della nostra città, organismo deputato ad occuparsi dei problemi della comunità lecchese, quindi non solo di quelli più prettamente amministrativi o di eventi più o meno utili. Trovo singolare che le imprese artigiane lecchesi – tramite la Confartigianato-Unione Artigiani di Lecco – debbano usare lo strumento dell’inserzione a pagamento per denunciare l’emergenza in atto dovuta all’allarmante aumento dei prezzi dei metalli ferrosi, causa delle gravi difficoltà sul mercato “con rischi incalcolabili sull’occupazione e sull’economia del nostro territorio”. Ma trovo ancor più singolare che si usi tale strumento per rivolgere al Governo Italiano e alle autorità europee la richiesta di salvaguardare le aziende con misure urgenti e concrete, perché denota la mancanza di una comunicazione istituzionale corretta di cui tutte le Istituzioni – a cominciare dal Governo nazionale fino ai livelli locali – debbono farsene carico. So perfettamente che le istituzioni locali quali Comune e Provincia hanno poche competenze in materia, spettando al Governo nazionale la responsabilità di una politica industriale, economica, finanziaria. Ma se il Governo Italiano, nonostante due degli autorevoli suoi membri siano stati eletti nel collegio di Lecco, non presta la dovuta attenzione ai problemi denunciati da un terzo delle imprese artigiane del nostro territorio (se no che senso avrebbe l’inserzione?), il Comune e la Provincia facciano in modo di dar più voce alla loro denuncia, che non riguarda soltanto i problemi di alcune aziende, ma il tessuto economico-produtivo del nostro territorio. In che modo? Ad esempio convocando nel giro di pochi giorni una riunione congiunta dei Consigli Comunali e Provinciali aperta alle Associazioni di categoria e ai sindacati alla quale invitare ministri e parlamentari per sensibilizzarli ed investirli - con la dovuta autorevolezza - del mandato di richiedere in sede governativa adeguate “misure urgenti e concrete” così come richiesto. La sola cosa che Comune e Provincia debbono evitare è di stare in silenzio. Se queste non sono questioni serie per il nostro territorio, quali altre lo sono? Inutile rimarcare poi l’urgenza di una risposta da parte del Governo. Di fronte ai ritmi forsennati di crescita di paesi emergenti quali la Cina, non solo il nostro territorio ma l’intero Paese rischia di vedere scomparire la propria industria manifatturiera. Servono quindi provvedimenti mirati indirizzati ai settori in difficoltà, non semplici misure generiche quali la Tremonti bis che è servita a distribuire a pioggia 15000 miliardi di vecchie lire, indipendentemente dalle necessità delle aziende. Ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali ossequi. Bruno Mancini - Capogruppo Margherita in Consiglio Comunale di Lecco Lecco, 15 marzo 2004 | ||||||||||
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