Problema casa: caro sindaco, diamoci una mossa!Nell’ultima seduta di Consiglio comunale sono stato costretto a ricordare alla maggioranza un impegno (disatteso) assunto dal Consiglio e dalla Giunta un anno fa: quello di affrontare con decisione e concretezza il problema della casa o, se si preferisce, dell’edilizia popolare. Da troppi anni l’argomento non viene affrontato nella sua globalità e con la dovuta determinazione e il risultato è sotto gli occhi di tutti: le giovani famiglie non trovano casa in città, altre sono in difficoltà a far fronte all’onere dell’affitto (si fa fatica a tirare la fine del mese a causa della recessione non affrontata con un’efficace politica economica!), altri ancora, pur disponendo di una certa capacità economica, non sono in grado di accedere al libero mercato per l’acquisto della casa a causa del continuo incremento dei prezzi. Non passa settimana senza che i giornali locali mettano in evidenza la difficile situazione abitativa di molti lecchesi e non mancano di sottolineare la ripetuta denuncia del Presidente dell’ALER (l’azienda pubblica che si occupa di edilizia residenziale) circa la mancata messa a disposizione di aree idonee da parte del Comune Eppure il Comune potrebbe fare molto per alleviare la tensione abitativa, molto di più di quanto stia facendo, visto e considerato che gli strumenti legislativi e amministrativi non mancano. Bisogna però che maggioranza e Giunta maturino la convinzione che il discorso sulla casa non si esaurisce con l’assegnazione di contributi in conto affitto alle famiglie in difficoltà (finanziati con fondi regionali) o con la firma della convenzione per i contratti a canone concordato. Mettere a punto un piano per il reperimento e l’assegnazione di aree o immobili a cooperative edilizie, ALER e imprese – ad esempio – significa attivare energie e risorse rilevanti che possono contribuire notevolmente alla realizzazione di nuovi alloggi o al riuso di immobili esistenti, consentendo in tal modo di far fronte alle esigenze di larghe fasce di popolazione. Questa mia convinzione non è una semplice opinione ma è supportata da dati statistici relativi agli anni settanta e ottanta. Ebbene, in quegli anni a Lecco sono stati realizzati circa 2250 alloggi da cooperative edilizie, IACP (Istituto Autonomo Case Popolari, il predecessore dell’ALER) e da imprese convenzionate. Il dato è rilevante: basti pensare che le famiglie residenti sono circa 18500 e di queste ben 2250 (oltre il 12% ) vivono in alloggi costruiti con i programmi di edilizia popolare. Non si tratta quindi di inventare niente di nuovo, ma di usare normative già esistenti e aggiornate negli anni, che in passato hanno dato buoni risultati. D’altra parte, anche il presidente dell’ALER (noto esponente di Forza Italia, non della minoranza!) continua a denunciare il disinteresse del Comune sull’argomento. L’Aler dispone di finanziamenti ma non di aree per la costruzione di alloggi, che ovviamente non può acquistare sul libero mercato poiché il costo elevato graverebbe sul prezzo finale dell’alloggio. La maggioranza si decida allora una buona volta ad affrontare queste tematiche, dando avvio al lavori in commissione entro il prossimo mese di luglio (chissà se questa volta la promessa sarà mantenuta!) per la messa a punto di un pacchetto casa e prendendo atto, nel contempo, che una risposta positiva all’ALER e alle richiesta di altri soggetti non può più essere ignorata. A meno che non si voglia allungare, con il consueto immobilismo la già smisurata quanto inutile graduatoria di cittadini lecchesi (circa 400) richiedenti un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Inutile, perché le assegnazioni attualmente effettuate non superano i venti alloggi annui e per dare una casa ai primi cento in graduatoria non bastano cinque anni. Figurarsi gli altri 300!! Bruno Manzini – Capogruppo Margherita Lecco, 15 giugno 2004 | ||||||||||
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