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Riflessioni sul futuro della città di Lecco

Credo non sia possibile fare riflessioni sul futuro della città senza partire da un dato incontrovertibile: il sensibile invecchiamento della popolazione residente a Lecco, sia in centro città che nei rioni (circa il 24% dei residenti ha un’età superiore ai 65 anni, dicono le statistiche).

Se da un lato il dato può essere letto come positivo per l’allungamento della speranza di vita dei lecchesi, dall’altro mette in evidenza le problematiche connesse all’invecchiamento della popolazione quali lo spopolamento e invecchiamento dei rioni, il venir meno di alcuni servizi anche di tipo commerciale, la riduzione dell’utenza nelle scuole elementari (spesso la permanenza della scuola nei rioni è garantita soltanto dalla spasmodica ricerca di qualche bambino da iscrivere), i punti di aggregazione del corpo sociale sempre più deboli (fatta eccezione per le parrocchie), e via di questo passo.

Tale stato di cose a lungo andare snatura l’essenza stessa della città, intesa non certo come insieme di case, fabbriche, strade, negozi ma soprattutto come comunità di persone. Una società di anziani è una società che non guarda al futuro ma al presente, una società che si ripiega su se stessa. Se si vogliono affrontare efficacemente i problemi della nostra società bisogna investire sui giovani e sulle giovani famiglie, altrimenti non vi saranno le condizioni e le risorse per far fronte ai problemi di tutti e in particolare degli anziani. Sembra una contraddizione ma non lo è: per dare una risposta alle esigenze della popolazione sempre più anziana, dobbiamo certamente investire in politiche socio-sanitarie adeguate, ma soprattutto investire sui giovani e sulle giovani famiglie.

Appare allora evidente la necessità di dare priorità allo sviluppo sostenibile della città e del territorio per mantenere un’elevata possibilità di occupazione (strategico in proposito il discorso dell’insediamento universitario e delle prospettive aperte all’innovazione e alla ricerca applicata grazie alle possibilità sinergiche con istituzioni già presenti sul territorio), così come appare evidente la necessità di incentivare l’insediamento di popolazione giovane per contribuire a superare le anomalie accennate.

E’ su questo secondo aspetto strategico, non di mera politica di welfare  come si potrebbe a prima vista intendere, che vorrei brevemente soffermarmi.

Intanto diciamo che la soluzione al problema demografico non può essere individuata soltanto a livello locale poiché, ovviamente, alcune tematiche hanno una valenza culturale generale, quali ad esempio l’innalzamento dell’età per l’inserimento nel mondo del lavoro o la propensione ad una maggior natalità; ma parecchio si può fare anche con gli strumenti a disposizione delle amministrazioni locali.

Per prima cosa ci si deve convincere della necessità di agevolare/incentivare la permanenza in città delle giovani famiglie (sembra un aspetto scontato ma non è così e l’esperienza amministrativa di questi anni lo dimostra), perché è l’unico modo per contrastare la tendenza in atto della trasformazione di Lecco in una città di vecchi. Negli ultimi sei anni, delle circa 1200 famiglie costituitesi a Lecco, ben 300 sono emigrate, presumibilmente per la difficoltà a reperire un’abitazione a costi abbordabili.  Infatti, il problema maggiore a cui vanno incontro i giovani che intendono metter su famiglia è quello della casa. In affitto non si trova niente e l’acquisto sul mercato comporta impegni finanziari non indifferenti, difficilmente affrontabili da persone all’inizio dell’attività lavorativa e che, fra altro, devono affrontare spese rilevanti connesse alla loro scelta di vita.

La strada più realistica ed efficace per concreti interventi appare quella di mettere a disposizione di iniziative cooperativistiche e/o ALER aree o immobili (da reperire con gli strumenti del piano di zona) da adibire ad una tipologia edilizia che presenti caratteristiche non ricercate o di lusso, in altri termini economico-popolari, prevedendo l’assegnazione di una quota di alloggi a famiglie di nuova costituzione.

L’assegnazione dell’area può essere accompagnata da benefici complementari quali la riduzione consistente degli oneri di urbanizzazion, le agevolazioni fiscali e sugli oneri complementari.

Altri benefici sono possibili: a titolo esemplificativo, l’accollo da parte del Comune degli  interessi sul mutuo, magari per il primo quinquennio, la riduzione dell’aliquota ICI e/o l’aumento della detrazione per la prima casa, la consulenza e assistenza nell’istruttoria delle pratiche fornita da un’apposita struttura comunale e/o convenzionata.

Val la pena ribadire che non si tratta di agire per una sia pur meritevole politica di welfare, ma di operare in favore di un’intera comunità, perseguendo l’obiettivo di un corpo sociale equilibrato nelle sue componenti di popolazione giovane e anziana, premessa indispensabile per una Società dinamica, vivace, solidale.

Bruno Manzini

Lecco, 28 luglio 2005 


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