Edilizia popolare e vita nei rioni
Intervento di B. Manzini al Forum Civico del Centro-Sinistra dell'11/4/03
Qualsiasi discorso sulla casa e sull’edilizia popolare a Lecco non può che partire da alcune semplici considerazioni.
- esiste una consistente domanda di alloggi a costi contenuti di famiglie lecchesi con capacità economica medio-bassa, comprese le famiglie di nuova costituzione;
- esiste una significativa richiesta di alloggi per lavoratori immigrati e studenti;
- vi è la necessità d’ordine generale di contenere il progressivo invecchiamento della popolazione lecchese residente con particolare riferimento ai rioni.
Lo scorso autunno sono scaduti i termini per la presentazione delle domande per accedere alla graduatoria dell’edilizia residenziale pubblica. Ebbene, le nuove richieste aggiunte alle esistenti, ammontano alla considerevole cifra di 700 domande presentate.
Si tenga conto che tale graduatoria non è esaustiva della domanda di casa a costi contenuti, poiché molti - pur non disponendo della capacità economica di rivolgersi al libero mercato – non hanno i requisiti per accedere alle graduatorie. E’ facile quindi ipotizzare un’esigenza ben maggiore delle 700 domande presentate.
Le statistiche dicono che, di questi tempi, soltanto una ventina di famiglie all’anno potranno avere un alloggio di edilizia residenziale pubblica: le rimanenti 680 dovranno aspettare tempi migliori, ovvero chissà quanti anni , se l’offerta degli enti preposti continuerà ad essere così striminzita.
In presenza di tale difficile situazione non si può ridurre l’intervento del Comune ai contributi in conto affitto per le famiglie più bisognose previsti da una legge dello Stato, con appositi fondi che limitano l’onere finanziario a carico del Comune a poche decine di migliaia di euro l’anno.
E’ necessario agire su più piani.
Il campo d’intervento dell’edilizia popolare è ben più vasto e non è riconducibile alla sola legge citata. Le possibilità d’azione sono ben più ampie e sono delineate da una normativa legislativa messa a punto negli ultimi decenni (leggi n. 167, n. 457, n. 865, leggi regionali, ecc.), idonea ad offrire concrete risposte a esigenze differenziate.
Anche i bisogni delle famiglie sono molto diversificati e non si può ridurre il problema della casa alle necessità di un segmento di cittadini con redditi minimi.
Oggi, famiglie di tre/quattro persone con reddito annuo di 20/25000 Euro sono in difficoltà a trovare un alloggio dignitoso in affitto oppure ad acquistare un appartamento sul libero mercato, considerate le cifre richieste!
Un dato significativo lo si ricava dalle statistiche anagrafiche del Comune: negli ultimi anni il 35/40% delle famiglie di nuova costituzione ha lasciato la città per l’impossibilità di accedere ad un alloggio dignitoso a prezzi contenuti, con tutte le conseguenze del caso in termini di ricaduta su servizi quali asili, scuole, e via dicendo.
Il legislatore ha contemplato la possibilità di venir incontro anche a questa parte di popolazione che, pur disponendo di redditi superiori a quelli previsti per accedere all’edilizia agevolata, non è in grado da sola di risolvere il problema casa.
Gli strumenti individuati sono riconducibili alla cosiddetta “edilizia sovvenzionata e convenzionata”, terminologia idonea ad indicare il complesso dei provvedimenti atti ad abbattere i costi di un 20/25% rispetto ai prezzi di mercato. Essi vanno dall’individuazione di aree da destinare all’edilizia popolare e il conseguente inserimento in appositi piani, alle riduzioni degli oneri di urbanizzazione, dalle agevolazioni fiscali alle tariffe notarili ridotte.
Ovviamente il primo passo da compiere riguarda l’individuazione di aree da assegnare a cooperative, imprese o anche all’ALER. Negli anni ottanta con questi strumenti sono stati realizzati migliaia di alloggi, senza la necessità da parte del Comune di improvvisarsi immobiliarista. Da una decina d’anni, invece, l’Amministrazione Comunale non usa più tali strumenti, rinunciando ad opportunità previste da norme legislative vigenti e, quel ch’è peggio, penalizzando una larga fascia di cittadini con capacità reddituali limitate
Non solo. Proprio recentemente alcune imprese edili hanno chiesto di edificare edilizia popolare nelle ultime aree libere inserite nel Piano di Zona approvato negli anni ottanta e ormai in fase di completamento. Questo la dice lunga sulla propensione delle imprese a realizzare edilizia convenzionata, in aggiunta a quella da collocare sul libero mercato. Anche soltanto dal punto di vista della convenienza economica, questo tipo di edilizia offre interessanti opportunità agli operatori in quanto consente di realizzare e vendere rapidamente l’immobile proprio per il più vasto raggio di possibili acquirenti, consentendo per contro l’accesso ad un alloggio a prezzo convenzionato, quindi contenuto, ad un segmento di utenza non in grado di accedere al libero mercato pur disponendo di redditi maggiori di quelli fissati per l’edilizia sovvenzionata.
Nei pochi minuti consentiti per l’intervento non posso che procedere per accenni. Uno di questi riguarda la possibile collaborazione fra Comune e Aler per conseguire una più efficace gestione del patrimonio abitativo comunale che ammonta a 400 alloggi. L’affidamento della gestione all’ALER consentirebbe probabilmente di operare in un’ottica più aziendale e di conseguire risorse sufficienti all’incremento del patrimonio abitativo disponibile.
Un’ultimissima considerazione: il discorso della rivitalizzazione dei rioni parte proprio dalla realizzazione di nuovi alloggi ; è un’utopia pensare a nuovi servizi se la popolazione dei quartieri continua a diminuire e a invecchiare!
Lecco, 11 aprile 2003 |