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A proposito della sanitià regionale

Negli anni 1995-96 il primo Governo Regionale a firma Formigoni ha introdotto una Riforma Sanitaria Regionale superando anche i discreti contrasti del Governo Centrale.

Una riforma che, ha detta delle forze politiche che la elaborarono, sarebbe stata adottata in breve tempo anche dalle altre regioni ed esportata anche ad altri Paesi. Sostanzialmente il criterio di aziendalizzazione sanitaria prevedeva una sostanziale equiparazione tra erogatori di prestazioni: ospedali pubblici e strutture private. Aziende Sanitarie locali committenti e controllori dell’adeguatezza delle prestazioni.Accreditamento del privato con introduzione di criteri strutturali ed organizzativi ai quali tutti (pubblico e privato) avrebbero dovuto adeguarsi in tempi definiti.

Uno dei principali principi di fondo era:”una sana competizione tra sistema pubblico e privato accreditato migliora le prestazioni, riduce i tempi di attesa ed i costi”. Già allora sorgevano alcuni dubbi: quale progetto globale della sanità lombarda? Regole veramente uguali per tutti? Diritti uguali per tutti? Doveri uguali per tutti? Quali criteri e misure di appropriatezza e di qualità delle prestazioni?

Abbiamo assistito nel corso degli anni ad un forse ragionevole controllo dei tempi di attesa. Di contro vi è stata un’esplosione dei costi sanitari con incremento dei finanziamenti verso il privato ed una riduzione verso il pubblico; un aumento del numero delle prestazioni senza nessuna valutazione di appropriatezza e di qualità delle stesse. Un esempio per tutti (e che ci ha toccato da vicino) l’accreditamento di un numero indiscriminato di cardiochirurgie senza una esplicita e comprensibile logica.

L’esplosione dei costi ha portato tutti i cittadini a dover pagare l’addizionale regionale dell’IRPEF e, dallo scorso dicembre, l’improvvisa reintroduzione dei ticket. Una manovra, quest’ultima, così repentina da trovar giustificazione esclusivamente in una impellente necessità di copertura economica.

Ritengo inutile argomentare sui contenuti di tale scelta. Inutile perché non si riscontrano serie motivazioni inserite in un progetto di riqualificazione, di miglioramento e di crescita delle prestazioni sanitarie. O meglio si intravede un progetto sanitario ben preciso: una progressiva rinuncia ad esercitare la responsabilità pubblica nei confronti del diritto alla tutela della salute con la progressiva fuoriuscita dal sistema universalistico.

Destrutturazione che passa da una vistosa marcia indietro sui finanziamenti pubblici e dal Disegno di legge sulla devolution. La finanza regionale presenta infatti un quadro molto diversificato con squilibri finanziari che provcano pesanti ricadute sulla qualità e i livelli di assistenza.

Contemporaneamente si è perseguito ed incoraggiato un modello funzionale agli interessi economici della sanità privata in cui la programmazione e il governo dell’offerta e della domanda sono del tutto assenti.

L’attuale ministro della salute continua a ripetere che non ci sono risorse e che, non potendo aumentare le tasse, bisogna trovare nuove forme di finanziamento, inevitabilmente aperte al mercato privato (assicurativo??). Devolution, ridimensionamento del finanziamento al pubblico, ingresso del mercato nella gestione dei servizi, marginalizzazione dei professionisti: intorno a questi fattori sta prendendo corpo lo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale.

Le nostre proposte ed idee in merito poco si conciliano con questi progetti. Riteniamo fondamentale, invece, riqualificare e rilanciare un sistema socio-sanitario traducendo nella nuova realtà socioeconomica di inizio secolo i principi di giustizia e uguaglianza che sorreggono i sistemi di solidarietà sociale. E’ possibile coniugare da una parte l’equità (per cui tutti contribuiscono alla spesa sanitaria secondo le proprie disponibilità economiche e non in ragione del proprio stato di salute), l’universalità (chiunque può utilizzare il SSN senza essere discriminato in base al reddito, l’età, la condizione culturale e sociale), la globalità del SSN (copertura di prestazioni dalla prevenzione alla riabilitazione) e, dall’altra parte produttività ed efficienza dei sistemi di mercato.

Questo sistema non esclude e non demonizza il ruolo della sanità privata, ma prevede anche questa componente inserita alla pari nel progetto e nelle regole. Processo certo molto più difficile e che richiede maturazioni, crescite, condivisioni da parte di tutte le componenti coinvolte: politici, operatori sanitari, cittadini, apparato formativo ed educativo, sistema informativo

Mario Tavola

Lecco, 20 ottobre 2003


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