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Stefano Motta: il mio pensiero in ordine alla campagna referendaria

Sia pure a titolo personale, sento il dovere di esprimere il mio pensiero in ordine alla campagna referendaria sulla procreazione medicalmente assistita e sulla legge n° 40/2004.

Nel rispetto della posizione ufficiale del partito “D.L.-La Margherita” che rappresento a livello provinciale (che come noto ha inteso lasciare ad ognuno libertà di coscienza) ed in piena sintonia con l’opinione personale espressa dal Segretario Nazionale della Margherita Francesco Rutelli, intendo confermare l’intenzione di avvalermi del diritto costituzionalmente garantito ad astenermi dal voto.

L’evoluzione del dibattito nazionale in senso ideologico mi porta a fare questa scelta sebbene a malincuore poiché non ritengo l’attuale disciplina normativa e, particolarmente, la legge n° 40/2004 un punto di arrivo. Ma il rischio di una deriva radicale, a partire dalla vittoria del sì, è troppo alto per non essere preso nella dovuta considerazione.

Per un cristiano politicamente impegnato la partecipazione al voto avrebbe avuto senso a fronte di un preciso impegno politico a revisionare in Parlamento le forzature della legge n° 40/2004 dopo averne approfondito i limiti e condiviso i valori, ovvero dopo aver elaborato una proposta alternativa chiara e consapevole.

In questo momento non mi pare ci siano le condizioni per una scelta responsabile e non strumentale, per cui meglio astenersi, tenerci la legge che abbiamo e lavorare per promuovere in Parlamento, da subito, una revisione condivisa. Diversamente finiremmo per ottenere una abrogazione parziale della legge che non accontenterebbe nessuno, per motivazioni opposte.

In tempi di accelerazioni unioniste in entrambi gli schieramenti politici vorrei, inoltre, proporre una riflessione: se tra forze politiche che hanno scelto un percorso politico comune non si ha il coraggio di promuovere patti federativi anche su temi cruciali come quello della vita, se ancor prima non si ha la forza del confronto ed il desiderio della condivisione, allora diventa difficile pensare ad un esito unitario come traguardo possibile. Mi chiedo, per esempio, come si possa il giorno prima invocare la condivisione di scelte politiche territoriali o nazionali ( e fare a gara, per esempio e per quanto mi riguarda, in ulivismo federativo ) ed il giorno dopo procedere in ordine sparso e con posizioni contrapposte su un tema importante e centrale come quello della vita.

Per questo, a livello provinciale, non comprendo la sovraesposizione di alcuni segretari politici del Centrosinistra che con il loro comportamento hanno fatto di tutto per ideologizzare il dibattito.

Mi pare evidente che nessun patto federativo tra partiti, siano essi di centrodestra o di centrosinistra, possa fondarsi sulla sola convenienza elettorale ma debba trovare sostegno e radicamento nella condivisione di valori e nel rispetto delle opinioni.

Allo stesso modo non condivido coloro che, per mero utilitarismo e convenienza contingente, invocano l’importanza di andare a votare poiché, si dice, non bisogna alimentare la disaffezione al voto. Queste persone fanno torto alla loro intelligenza per due ragioni evidenti: anzitutto perché è la Carta Costituzionale stessa a prevedere, per il solo strumento referendario, questa opzione come legittima ed anzi corrispondente ad una modalità di espressione della propria opinione; in secondo luogo perché l’istituto del referendum, certo è un presidio giuridico presente in tutti gli ordinamenti democratici, ma non è uno strumento ordinario di disciplina normativa e, soprattutto, non è un metodo che consenta di promuovere una disciplina organica della materia su cui si vuole intervenire.

E questa è l’altra motivazione per cui il 12 e 13 giungo non andrò a votare: troppo importante il tema della vita per essere affidato alla roulette del referendum, troppo difficoltosa la scelta tra il sì ed il no per cittadini inconsapevoli delle implicazioni tecnico-scientifiche e per questo troppo alto il rischio di manipolazione ideologica dell’opinione pubblica.

Non ho però la pretesa di essere nel giusto ad ogni costo e rispetto posizioni diverse dalla mia, anche dentro il partito e nella comunità cristiana.

Con questi ultimi vorrei solo condividere le parole di S. Agostino “ Nelle cose certe bisogna essere uniti, nelle cose incerte, liberi, in tutte ci vuole la carità ” e chiedere loro: vi è oggi qualcosa di più certo e bisognoso di difesa del valore della vita ?

9 giugno 2005


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