Sanità, il modello lombardo crea malumoriIl modello sanitario lombardo è tutt'altro che all'avanguardia. Incertezza, impoverimento, carenza di fondi. Sono questo spesso le realtà con cui i medici, e i pazienti, si trovano a dover fare i conti. "L'idea di Formigoni è quella di mettere in concorrenza pubblico e privato, per fornire ai cittadini migliori prestazioni - evidenzia Antonio Rusconi, deputato lecchese della Margherita - Vuole che la gestione degli ospedali pubblici punti al risanamento dei conti. Sulla lotta agli sprechi, sono tutti d´accordo. Ma la concorrenza è finta. Dal 1997 a fine 2002 i posti letto in Regione sono scesi in totale da 49.202 a 42.471. Però, nella diminuzione globale, quelli privati sono aumentati: erano 11.839 nel 1997, e 12.385 nel 2002. Quelli pubblici, nello stesso periodo, sono scesi da 37.363 a 30.006. E solo qualche volta si tratta di tagli di posti ormai inutili o di reparti obsoleti". Poi aggiunge: "La verità è che la concorrenza non esiste. Il settore pubblico non sceglie, fa fronte alla domanda. Il privato seleziona le prestazioni più redditizie e orienta la domanda". Esempi? "Prendiamo la pediatria: costa molto, ha bisogno di personale abbondante, e quindi è praticamente tutta pubblica. Poi la psichiatria. E la rianimazione. Tutti settori dove il privato quasi non esiste. Cresce invece la cardiochirurgia, dove il privato è molto dinamico". E conclude: "I posti letto per il day-hospital, un servizio fortemente incoraggiato per sfruttare meglio i letti, sono complessivamente in crescita: ma quelli pubblici sono stazionari, mentre i privati hanno triplicato la loro offerta". Lecco, 12 febbraio 2004 | ||||||||||
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