C'era una volta la riforma"Settembre, andiamo. E' tempo di ….scuola", sarebbe da dire, parodiando la celebre lirica dannunziana. In realtà, fra molteplici incognite e attese deluse, il primo anno dell'era Moratti partirà dimenticando la riforma: infatti, con un inspiegabile dietrofront, il primo decreto attuativo della riforma,previsto per maggio, è uscito dall'agenda del Consiglio dei Ministri per non più riapparire, mentre non compare nessuna ipotesi su uno dei nodi fondamentali della Legge n. 53, ovvero l'attuazione del doppio canale di istruzione e formazione professionale che chiama in causa direttamente la competenza delle Regioni. Sul piano delle incertezze e dei ritardi, invece, oltre all'assoluta inconsistenza nell'attuazione dei decreti, si evidenziano la querelle precari storici - sissini, con un Governo che continua a modificare la propria posizione, tranne poi preannunciare ulteriore novità, il caro-libri, i tagli al sostegno scolastico per disabili, la mancanza del promesso piano straordinario di edilizia scolastica. E le certezze? Beh, qualcuna c'è, ma non certo per rallegrare dirigenti scolastici e docenti: il fondo per l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta formativa in attuazione della legge n. 440/97 approvato lo scorso mese di luglio vede per il 2003 un ulteriore taglio di 24 miliardi di vecchie lire, circa il 10% rispetto al 2002, ma in realtà il 27% rispetto al 2001, che si aggiungono ai 425,8 milioni di €uro sulla scuola statale già previsti in Finanziaria, come a dire con una domanda banale: si può ambire a una scuola migliore continuando a tagliare le risorse? Inoltre, in poche parole, con la circolare ministeriale dell'8 agosto, anche sull'attuazione dell'unica parte della riforma sulla scuola primaria, senza risorse, il Ministro è costretto a fare dietrofront: sono soppressi il docente tutor e il curriculum degli studenti, neppure nelle 250 "sperimentali" dello scorso anno. Scrive Alessandra Ricciardi su Italia Oggi: "in concreto della riforma, a partire dal prossimo settembre, resterà l'anticipo delle iscrizioni per le elementari e lo studio per un'ora settimanale della seconda lingua sin dal primo biennio della scuola di base. La retromarcia innescata da viale Trastevere sul decreto n. 61 finisce per privare l'avvio della riforma dei suoi punti di forza. Lo studio di una seconda lingua è infatti già presente in circa la metà delle elementari. E per l'informatica, invece, sarà necessario vedere come le scuole potranno organizzarsi per garantire l'ora di studio settimanale aggiuntiva, senza sottrarla all'organizzazione delle classi successive. Il Ministero non ha infatti programmato un ampliamento d'organico e gli istituti dovranno fronteggiare l'ampliamento dell'offerta con le risorse interne." Non si può dimenticare a questo proposito l'art. 7, comma 4, della riforma quando sottolinea che l'attuazione della stessa avverrà "compatibilmente con la disponibilità delle risorse finanziarie dei Comuni", inaugurando così un effettivo neofederalismo per gli Enti Locali: meno soldi, più competenze. E infatti l'ANCI ha fatto presente l'impossibilità da parte dei Comuni italiani di attuare l'anticipo previsto nelle scuole dell'infanzia, di cui il Ministro ormai più non parla. E se "Il Corriere della Sera" il 21 agosto dichiara "il tempo pieno è un'incognita, le ore di inglese non sono garantite, i locali dove dovrebbero nascere i laboratori di informatica sono stati destinati ad aule aggiuntive per il mini "baby boom"", l'unica possibile risposta è che la finanziaria 2004, dopo un biennio consecutivo di tagli, riservi qualche risorsa effettiva per la scuola italiana. E' infatti già trascorso il termine del 15 luglio per la presentazione del piano finanziario attuativo della riforma, mentre il Ministro Moratti commenta favorevolmente il fatto che solo il 25% dei possibili "primini" (bambini che compiono i 6 anni entro il 28 febbraio) abbia scelto questa opportunità: o non crede neppure lei nella riforma o, anche su questo aspetto, il criterio ragionieristico dei risparmi sulla scuola ha il sopravvento. E "l'orgoglio perduto degli insegnanti" come lo chiama Barbiellini Amidei, dov'è finito? Nella riforma non vi è nulla per incentivare, motivare, riconoscere il valore del ruolo docente, non vi è alcun tentativo di recuperare dopo la campana denigratoria svolta in finanziaria sulla questione "18 ore", che lascerà dal 1 settembre la scuola media e superiore senza possibilità di supplenze, apertura biblioteche, corsi di recupero, sostegno ai disabili. Sì, un risultato il Ministro l'ha ottenuto, un taglio effettivo di 7.000
cattedre, con una scuola sempre più "anziana", con sempre più
precari demotivati: quali giovani fra i più preparati, i più generosi,
troveremo disponibili a una carriera di precariato? Così prepariamo il futuro
della scuola italiana? Per questo suonano quasi con ironia, le cinque priorità che il Governo italiano aveva assunto l'8 luglio scorso per il semestre europeo: "lotta alla dispersione scolastica, rilancio del programma europeo di e-learning, valutazione di sistemi di istruzione e dei processi di apprendimento, aggiornamento ed integrazione dei progetti volti a favorire la mobilità degli studenti, valorizzazione del capitale umano come fondamento ineliminabile di un'"Europa della conoscenza". In realtà la scuola italiana continua ad avere di fronte due sfide fondamentali per il suo futuro: la sfida alla modernità e all'innovazione e la sfida (nella frammentarietà educativa e nella crisi delle strutture familiari) a un di più di educazione, a un investimento nelle risorse pedagogiche: la delusione di questo settembre, il fallimento palese della Riforma è purtroppo una sconfitta non per il centro-sinistra, ma per la scuola italiana e con essa per quanti - ed io per anni ho avuto l'orgoglio di essere uno di loro - con passione e competenza hanno profuso energie e intelligenze.
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