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Finanziaria 2002: tagliare sulla scuola è ipotecare il futuro
E' una follia, in un paese che vuol competere coi primi al mondo per civiltà
e sviluppo, non investire sulla formazione delle nuove generazioni. Tutti siamo
d'accordo in linea di principio. Tutti possiamo comprendere, per altro, quanto
sia difficile concedere concreta importanza ai principi proclamati quando si
tratta di fare i conti con una situazione economica difficile. Ma l'azione
dell'attuale governo di centro-destra si è distinta per supremo e cieco
disinteresse nei confronti di tutto quanto riguarda la scuola. Gli interventi
fin qui attuati e concretamente previsti sono accomunati dall'obiettivo di
reperire risparmi, con economie draconiane e tagli di spesa perfino beffardi
nelle modalità in cui sono posti.
Il Senato ha approvato un progetto di riforma nato come legge-delega, che
scavalca ogni possibile luogo di dibattito e partecipazione. Il relativo piano
di sperimentazione, raffazzonato e improvvisato, avviato in pochissime
scuole-campione, avrà comunque esiti irrilevanti.
Non si è proceduto alla riforma degli Organi Collegiali, giacente in
Parlamento. Né si è aperto il confronto sui nuovi esami di stato, nel quadro
europeo dove vige il principio della distinzione tra formazione e valutazione,
mentre permane il valore legale del titolo di studio.
Il primo intervento significativo del governo con effetti immediatamente
operativi, la legge finanziaria 2002, è del tutto in linea col disinteresse,
anzi, col disprezzo per il diritto dei giovani italiani a un'istruzione
qualificata e per il lavoro di chi nella scuola investe energie e
professionalità. Tutte le disposizioni della finanziaria sono dichiaratamente
mirate a conseguire economie di spesa, su ispirazione del Ministro
dell'Economia, per il quale è necessario che "la ridefinizione dei ruoli e
dei compiti del personale si fondi sul presupposto che si proceda alla concreta
realizzazione del contributo al processo riduttivo della spesa".
I dati della finanziaria 2002 parlano chiaro
Le principali disposizioni sono esposte negli articoli 22 e 25, che
prevedono:
- La riduzione pari a 33.847 unità del personale docente nel triennio
2002/2005: In una situazione di sostanziale stabilità del numero di
studenti, per il solo 2002/2003 la decurtazione riguarda 2.500 posti nella
scuola elementare, 2.000 cattedre per l'istruzione secondaria di I grado,
4.000 cattedre per l'istruzione secondaria di II grado. Ciò significa:
classi più numerose, meno insegnanti costretti a lavorare di più (a
detrimento della qualità).
- Le 2.000 istituzioni scolastiche con un rapporto alunni/docenti inferiore
a 9.5 possono essere accorpate ad altre, risparmiando i costi dei dirigenti
e dei direttori amministrativi. Ma a danno soprattutto dei piccoli Comuni.
- Le cattedre saranno ridotte tagliando in modo drastico le supplenze
temporanee, i servizi biblioteca, gli interventi di integrazione e recupero,
la realizzazione di progetti pluridisciplinari, l'insegnamento delle lingue.
Questi servizi non si faranno più o saranno a pagamento. Si copriranno
molto parzialmente le supplenze brevi: le classi verranno private di una
parte delle ore di lezione per materia, ore che pure saranno certificate a
fine anno. Si faranno lavorare per un orario prolungato i docenti
attualmente in servizio e non si assumeranno più né i precari che
attualmente lavorano né i giovani laureati. Sarà possibile, pur di
risparmiare sulle ore di insegnamento, separare le discipline attualmente
affidate allo stesso insegnante. Le economie di spesa andranno ad
incrementare il fondo d'istituto: il risparmio è premiante, non la
qualità!
- Cesserà anche, ove avviata, la sperimentazione dell'organico funzionale
ed è prevista la graduale soppressione dei relativi posti. La legge
sull'autonomia scolastica (440) su cui nella scuola erano state investite
moltissime energie sarà di fatto smantellata per mancanza di fondi.
- Quanto ai parametri di costituzione delle classi, si prevede
l'accorpamento non solo delle classi intermedie con numero di alunni al di
sotto dei minimi, ma anche delle classi finali.
- Una campagna denigratoria nei confronti degli insegnanti, cui il Ministro
ha contribuito ampiamente in prima persona, ha fatto credere che vi siano
insegnanti che non lavorano secondo l'orario contrattuale, cosa palesemente
falsa. La diffamazione riguardo agli "insegnanti che non
insegnano" serve a coprire i tagli sul personale in servizio (242
milioni di euro nel triennio 2002/2005, ma la sola finanziaria 2002, nel
complesso degli interventi sulla scuola, prevede tagli per 465 milioni di
euro). Quando poi dichiara di voler richiamare all'ordine i 18.000
"insegnanti che non insegnano", il Ministro non dice che oltre
7.000 sono impegnati a coprire posti vacanti di dirigente scolastico, in
attesa di regolare concorso; oltre 2.000 sono impegnati nelle scuole
italiane all'estero, oltre 2.000 in mandato amministrativo o parlamentare
(che non grava sul bilancio dell'istruzione), circa 3500 svolgono comunque
servizi funzionali alla qualità della scuola, 2.500 sono inidonei per
motivi di salute (malattie psichiche).
- Del resto ulteriori risparmi sono previsti sui docenti malati, inidonei
per motivi di salute, (di cui è stabilito in tempi determinati il
licenziamento), sul sostegno ai portatori di handicap, sul personale
amministrativo, tecnico e ausiliario. Saranno drasticamente tagliati i posti
di collaboratore scolastico e si potranno affidare in appalto i servizi di
pulizia e vigilanza dei locali, fuori dall'orario scolastico. Oltre al
peggioramento del servizio, si avrà una progressiva derubricazione di una
professionalità specifica (ai bidelli sono affidati anche essenziali
compiti di vigilanza durante l'orario scolastico).
- Infine, con la riduzione dei trasferimenti agli enti locali, Comuni e
Province non saranno più in grado di assolvere competenze e obblighi loro
assegnati, come l'adeguamento degli edifici scolastici alle norme sulla
sicurezza (legge 626) entro il 2004. Ma il governo pare abbia promesso agli
enti locali una proroga al 2006: che importa se le scuole non sono in
sicurezza? Persiste intanto la mancanza di fondi da destinare all'edilizia
scolastica.
Aggiungendo a tutto ciò il blocco delle assunzioni, avremo come risultato
una scuola anagraficamente più vecchia, cosa peraltro già assai evidente.
Giovani capaci che sarebbero entusiasti di scegliere come professione
l'insegnamento sono umiliati e di fatto tagliati fuori ancora prima di accedere
alla professione.
Lo sconcerto si fa indignazione quando apprendiamo (11/12/2002) che la
Commissione Cultura e Istruzione della Camera raccomanda al Governo, nella
fattispecie al Ministro dell'Istruzione (non più "Pubblica"), il
controllo sui libri di testo. Che si sia superato il limite della decenza con
tale provvedimento da regime lo dimostra la reazione dello stesso Ministro
Giovanardi, che ha tentato di coprire la vergogna dichiarando "irricevibile"
la raccomandazione di un controllo politico sui contenuti dell'istruzione. Ci
chiediamo: quale cultura può avere chi insulta l'intera cultura libera e
liberale e tenta intimidazioni nei confronti degli insegnanti?
Come cittadini vediamo il regresso culturale cui l'Italia è condannata e ne
siamo indignati; non sono mancate da parte nostra e non mancheranno la protesta
energica e l'opposizione polemica. Intendiamo tuttavia impostare la nostra
riflessione e i nostri interventi sulla proposta. Lavoreremo da un lato per la
riduzione del danno nell'attuale contesto politico; d'altro lato, e ancor più,
perché si elaborino progetti alternativi credibili e si coinvolgano tutte le
risorse di pensiero e di esperienza dell'area politica del centro-sinistra. Su
proposte concrete, condivise e di ampio respiro può fondarsi la ricostruzione
di un consenso politico.
Gruppo Scuola della Margherita di Lecco
Dicembre 2002 |