Intervento dell'intervento dell'On. Rusconi sull'art. 18 della FinanziariaForse serve un abuso di ironia, citando il troppe volte sentito "repetita iuvant", per chiarirci come la scuola pubblica italiana continua ad essere penalizzata da un governo che - finanziaria dopo finanziaria - l'ha sottoposta a tagli sempre più radicali, assottigliandone la consistenza, indebolendone l'impianto, minandone l'integrità, con l'unica certezza che non trovare soluzioni ai problemi che investono il nostro sistema scuola rischia di farci uscire dalle economie sviluppate. E la politica dei tagli continua, nonostante l'efficacia permanente della finanziaria 2003 che prevedeva interventi triennali, ad esempio per il personale ATA, per complessivi 425 milioni di euro, con la modifica dell'art. 459 del testo unico di cui al decreto legislativo 16/4/94 n. 297, togliendo l'esonero o il semiesonero all'insegnamento per numerosi casi, compreso i corsi serali, il tutto da parte di un Governo che insiste a "straparlare" di attenzione alla persona, prevenzione educativa e sociale, ma il criterio ragionieristico del Ministro Tremonti prevale comunque su qualsiasi valenza didattica ed educativa. Ci sembra inoltre addirittura insopportabile la riconversione anche "coatta" dei docenti soprannumerari ad attività di sostegno scolastico: in questo modo, oltre alla riduzione numerica effettuata pesantemente nella precedente finanziaria, il Governo "illumina" la conclusione dell'anno europeo dei disabile: vorremmo, ricordando l'insegnamento di don Milani che ci ammonisce che nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra diseguali, ancora credere che scegliere di fare l'insegnante di sostegno a un disabile ha anzitutto un valore etico, diremmo, con un po' anche di rossore, rappresenta una vocazione, non una forzata fonte di risparmio per le scelte politiche del Governo. Inoltre il documento di bilancio riserva scarsa o meglio nessuna attenzione
agli investimenti in capitale umano: non c'è, come non c'era nella Finanziaria
2003, il contributo all'autoaggiornamento dei docenti. Eppure il Ministro
Moratti in una recente intervista al Corriere della Sera citava il bonus per l'autoaggiornamento
come una delle principali iniziative a favore dei docenti (35 euro ricevuti, da
pochi, nel 2002 e poi niente più). Non vengono previste risorse per la
valorizzazione professionale dei docenti, nonostante un esplicito impegno
anch'esso contenuto nel piano finanziario del 12 settembre. Una domanda sorge spontanea: ma questo Governo, il Ministro Moratti, crede
nella riforma? Con tali dotazioni, secondo l'ANCI, non solo non sarà possibile dare l'opportunità di opzione ai nati da gennaio ad aprile, ma sarà ben difficile anche accogliere i nati da gennaio a febbraio. Per l'ANCI infatti la richiesta di tale opportunità non può essere stimata sulla bassissima percentuale dello scorso anno, quando le iscrizioni furono aperte dal 18 al 30 aprile, con le scuole chiuse per le vacanze di Pasqua e il ponte del 25 aprile - 1° maggio. Nella scuola dell'infanzia, invece, secondo l'Associazione dei Comuni, le risorse stanziate sono pari a zero. Quindi non ci sarebbe la possibilità di attuare nessuna delle garanzie di qualità a suo tempo concordate per consentire l'anticipo scolastico (riduzione alunni per sezione, presenza di specifiche professionalità, riprogettazione degli spazi, etc.). Inoltre si addensano nubi sull'iter del primo decreto attuativo della legge 53, che il Governo vorrebbe più spedito possibile. Dalla prima riunione tecnica per esprimere il prescritto parere, svoltasi il 20 novembre, è venuta una pioggia di critiche. Gli strali della Conferenza hanno riguardato le indicazioni nazionali, il tempo mensa e la dotazione di organico, nonché il meccanismo degli anticipi. In generale sotto accusa è finita la carenza di risorse finanziarie per alimentare quanto previsto dalla riforma. E' sconcertante, in definitiva, che il disegno di legge finanziaria in esame non contenga nessuna disposizione applicativa del primo decreto legislativo attuativo della riforma. Anzi, secondo un'efficace parodia del federalismo, si continuano a tagliare i trasferimenti ai Comuni, se ne aumentano le competenze e diminuiscono le risorse, dando loro problemi (ad esempio il sostegno scolastico), frutto di scelte politiche a livello centrale. Per questo suonano quasi con ironia, le cinque priorità che il Governo italiano aveva assunto l'8 luglio scorso per il semestre europeo: "lotta alla dispersione scolastica, rilancio del programma europeo di e-learning, valutazione di sistemi di istruzione e dei processi di apprendimento, aggiornamento ed integrazione dei progetti volti a favorire la mobilità degli studenti, valorizzazione del capitale umano come fondamento ineliminabile di un'Europa della conoscenza". In conclusione, come si fa a costruire una scuola migliore continuando a togliere risorse e nei fatti affossando la riforma? Nonostante questo, noi speriamo e crediamo ancora in una scuola dove i docenti (e non altri) siano i garanti della costruzione di un senso civico e civile condiviso da diverse culture e tendenze. E' la scuola della nostra Costituzione invariata, che attraverso la libertà di insegnamento, tutela la libertà dei futuri cittadini. Una scuola che si sforzi di comprendere il nuovo che avanza senza pregiudizi, né concessioni. Una scuola che sia realmente capace di creare cittadini liberi in grado di pensare e sapersi criticamente confrontare con i fenomeni che caratterizzano il loro attuale momento storico. 11 dicembre 2003 | |||||||||
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