La scuola priorità per il Partito Democratico e per il Governo ProdiOn. Antonio Rusconi - Responsabile Istruzione “Margherita – D. L. Carissime amiche e carissimi amici, il convegno in programma oggi e domani non appartiene alla ritualità degli appuntamenti della verifica politica di una coalizione e di una maggioranza, ma vuole rappresentare, ha l’obiettivo dichiarato di costruire insieme una parte programmatica fondamentale del Partito Democratico. Lo assume questo significato soprattutto nella difficoltà politica di questi giorni, per un’assunzione più alta e più forte di responsabilità per rafforzare una fiducia al Governo reale e duratura. Sì, costruire insieme, e allora non è casuale un sentito ringraziamento per una così numerosa e appassionata partecipazione, convinti che momenti e occasioni di ascolto e confronto sui singoli temi sia la condizione indispensabile per avviare una costruzione effettiva del Partito Democratico che passa inevitabilmente per una reale condivisione del programma. Un partito è nuovo e non un nuovo partito se cresce dal basso, dal confronto con gli elettori, se non è solo una fusione fredda di dirigenti nazionali e locali, ma se suscita passione, entusiasmo, pathos, se ha un progetto e programmi condivisi, se, diremmo con un’espressione un po’ inusata, “fa storia”. Diremmo a proposito il dovere di rendere conto: l’idea di una restituzione di un impegno a chi si è fidato di noi, ai tanti amici del mondo della scuola che gratuitamente, con generosità ci hanno sostenuto in questi anni con competenza e consiglio, agli imprenditori, ai colleghi insegnanti, alle persone impegnate nell’associazionismo, nel volontariato e nel sindacato. E possiamo dire che il percorso che oggi inauguriamo è frutto della scelta coraggiosa ma inevitabile di costituire i gruppi unici di Camera e Senato dell’Ulivo dall’inizio di questa legislatura, per superare molte difficoltà anzitutto dall’interno delle nostre discussioni, dalla capacità di rafforzare il Governo da una posizione unitaria, condivisa, meditata. Per questo non è casuale che gran parte del tempo dedicato a questo Convegno, sarà riservato non solo a sentire testimonial particolarmente autorevoli della società civile, ma ad ascoltare con attenzione e riflessione, quel mondo della scuola che chiede più serenità, più certezze, più credibilità alla politica, ascolto che non è solo rispetto passivo ma riconoscimento dell’altro, del suo ruolo, del valore delle sue proposte, un’attenzione che non si deve limitare ai militanti generosi dei nostri partiti, ma deve coinvolgere quanti, già attraverso la partecipazione alle primarie, ci chiedono l’impegno per una politica più a contatto della gente, della “porta aperta”, del valore del senso civico di ogni cittadino. E è evidente che la scuola rappresenti uno dei temi su cui più si misura la coerenza e la credibilità del programma del Partito Democratico, dalla libertà educativa, all’obbligo scolastico, al ruolo della formazione professionale. Deve essere chiaro che in un percorso di questo genere non si entra solo per difendere le proprie ragioni, per mantenere fedeli i propri riferimenti. Questo sforzo di incontrarci da posizioni diverse ma tutte rispettabili, significa che cambiano gli atteggiamenti interiori delle persone, che si rinuncia a modi di pensare consolidati, a pregiudizi, a strutture di comportamento e ad abitudini che non riflettono uno spirito nuovo. Ognuno di noi si porta una storia, ognuno si porta dentro delle convinzioni maturate nel corso degli anni, delle appartenenze. Non si può chiedere di rinunciare a queste appartenenze che sono cresciute fino ad essere parte della identità di ciascuno. Si può però, e si deve chiedere di rimettere in gioco tutto questo, di confrontarlo con un’ipotesi nuova, un metodo nuovo di lavoro politico, disposti a cambiare in questo processo le proprie idee e le proprie valutazioni. Si può e si deve chiedere la disponibilità di imparare dall’esperienza che vogliamo condurre insieme. E’ solo così che si costruisce un’appartenenza nuova, in cui si rielabora e diventa nuovo il meglio anche del passato. Non si può imporre a nessuno di accettare un invito così. In un cammino così
si entra perché si ha voglia di farlo, perché si sente nel cuore la libertà e
nell’intelligenza la curiosità di questa avventura. Per questo è stato opportuno che la prima preoccupazione del Ministro Fioroni sia stata quella di non volere a tutti i costi una sua riforma, ma toccherà alla nostra responsabilità di partito e di maggioranza offrire l’idea di un progetto condiviso, dove ad esempio la scelta della parità scolastica non può essere la difesa di privilegi della Chiesa o del mondo cattolico, ma la convinzione che la libertà educativa rafforza e completa tutto il sistema scolastico italiano. Altri infatti pensano la libertà dell’individuo, noi, non per caso, diciamo la libertà della persona, l’individuo pensato già nel rapporto con gli altri e non lo Stato prima, non lo Stato tutto, ma lo Stato democratico, quello che Moro chiamò lo Stato del valore umano, quello che nasce da dentro la volontà popolare, quello che riconosce, che non viene prima, ma dopo la persona, dopo la società. Appunto quest’idea della centralità della persona, l’esperienza maturata nei convegni dell’OCSE, ci insegnano che i Paesi che più hanno investito sulla funzione docente più hanno realizzato risultati eccellenti nelle loro scuole. D’altra parte basterebbe rileggere e realizzare quanto proposto nel programma
di Romano Prodi: Si deve dunque considerare con soddisfazione la risoluzione del problema umano professionale di tanti precari, ma è urgente costruire e delineare una nuova modalità di reclutamento, un progetto non rinviabile nei prossimi mesi, come rendere ambiziosa questa professione, diremmo come sentirla una vocazione per tanti giovani capaci di cui la scuola italiana ha estremamente bisogno. Per realizzare questo ed altri obiettivi serve un patto educativo per cinque anni per un progetto di scuola condiviso, che sappia rispondere alle due emergenze, alle due sfide che la scuola italiana richiede, a un di più di innovazione e modernità e a un di più di educazione, per rimediare a tante emergenze e difficoltà, a cui la famiglia, che rimane pur sempre la prima agenzia educativa, non riesce a rispondere. Negli ultimi anni si è cercato di dare alla scuola italiana risposte affrettate dovute più alla logica delle convenienze politiche e della finanza creativa di Tremonti che a un grande patto educativo condiviso con i protagonisti della comunità educativa. Proprio nella difficoltà della tenuta della maggioranza in questi giorni deve essere alta la progettualità per una scuola che rappresenti davvero una priorità: alla scuola dei contenuti e delle discipline, gli studenti e le famiglie chiedono che si affianchi la scuola della vita, del dialogo, dell’accoglienza. Non quindi una scuola che dia solo nozioni e contenuti ma che favorisca la qualità della vita in tutti gli aspetti affettivi, sociali, culturali e ambientali. Gianfelice Rocca, responsabile di Confindustria per l’Education, aveva ammonito il Governo Berlusconi e il Ministro Moratti affermando che “un Paese che riduce le risorse in scuola, università e ricerca fa solo bassa manutenzione e non investe in speranza e futuro”. Ebbene, l’attualità di questo monito riguarda noi, le nostre responsabilità, soprattutto le nostre ambizioni di essere credibili come maggioranza. Sono passati esattamente quarant’anni dalla pubblicazione di “Lettera a una professoressa”: che cosa è rimasto di quel “I care”, di quella stagione di ideali che non dobbiamo rimuovere, di quest’idea fondamentale che ogni scuola non può restare un luogo isolato, ma deve entrare in un lavoro di rete, inserita dentro una serie di rapporti significativi con le altre istituzioni? Ritengo dunque che significativi saranno i contributi dalla riflessione di questo convegno, ma penso che la fatica e il coraggio di costruire il Partito Democratico non possa eludere l’impegno a investire risorse nella scuola, a fare scelte coraggiose (un esempio per tutti, modificare l’attuale sistema di nomina delle supplenze), a costruire un livello di istruzione che rimane comunque un riferimento fondamentale su cui misurare il senso civico del Paese, il più alto e adeguato per la crescita educativa e formativa di tutti. | |||||||||
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