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Approvato il decreto, sulle scuole superiori una riforma "virtuale"

di Antonio Rusconi

Con un finale degno dei migliori velocisti, il Ministro Moratti è riuscito a completare i decreti relativi alla sua riforma entro il termine già ampiamente prorogato del 17 ottobre 2005.

Il conto alla rovescia ha avuto inizio a metà settembre, con il parere sfavorevole della Conferenza delle Regioni sulla riforma della secondaria, e l’accordo del Governo (ministri La Loggia e Moratti) che hanno concordato con le Regioni l’avvio dei nuovi licei per il 2007 – 2008, senza possibilità di sperimentazioni, possibilità che invece è ricomparsa nei pareri di maggioranza delle Commissioni Istruzione di Camera e Senato.

Il decreto finale del Governo ha rappresentato l’ennesima mediazione: “sperimentazioni limitate” solo per il canale dei licei, in attesa del 2007/2008, quando forse il nuovo sistema potrà prendere il via con il nuovo Governo, un nuovo Ministro (la signora Brichetto Moratti sembra sempre più attratta dall’eventuale poltrona di Sindaco di Milano) e forse qualche risorsa vera.

Insomma, stiamo parlando di una riforma virtuale sui cui grava come un macigno il peso della “devolution” che ha concluso l’ultimo passaggio alla Camera giovedì 20 ottobre e che recita puntualmente, come competenza esclusiva delle Regioni: “ - organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di fomazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche; - definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione”.

Insomma, una situazione kafkiana: la riforma rimandata al 2007-2008 e la devolution che imporrebbe di cambiarla o almeno di chiarire i poteri diversi di Stato e Regioni in attesa di essere applicata.

E’ difficile infatti dar torto alle dichiarazioni di Tuttoscuola del 17 settembre : «Tuttavia molto resta da fare, e c’è più di un’incognita: le norme sul primo ciclo, sul sistema di valutazione e sul prolungamento a 12 anni del diritto-dovere di istruzione e formazione, già operative, richiedono un non breve periodo di assestamento e implementazione; quelle sull’alternanza scuola-lavoro e sulla formazione dei docenti hanno bisogno di essere sperimentate e ulteriormente testate; quelle sul secondo ciclo infine sono per ora solo virtuali, perché entreranno in vigore non prima del 2007/2008, e richiederanno una vasta concertazione tra lo Stato e le Regioni, titolari – a prescindere dalla “devolution” - non solo del sistema di istruzione e formazione (sul quale hanno competenza esclusiva) ma anche dell’ “istruzione” sulla quale hanno una competenza legislativa concorrente nel quadro dei principi fondamentali determinati dallo Stato. Né va sottovalutato che le Regioni hanno competenza legislativa concorrente nel quadro di principi fondamentali determinati dallo Stato. Né va sottovalutato che le Regioni hanno competenza anche sulla programmazione dell’offerta integrata d’istruzione e formazione e sulla organizzazione territoriale dell’offerta formativa. Ma l’incognita maggiore è forse quella delle risorse finanziarie, che neanche la Finanziaria in corso di elaborazione, ultima della legislatura, sembra stanziare».

Se questo è il quadro che emerge, difficile appare il compito delle Regioni, a cominciare proprio dalla Lombardia: i corsi triennali sperimentati non avranno neppure il prossimo anno un sistema di licei di riferimento, i fondi europei sulla formazione professionale sono in chiara discesa e se – almeno in teoria - è chiaro il quadro dei licei, nulla è definito per i programmi della seconda gamba del sistema, quello di istruzione e formazione professionale, suggerendo così l’ipotesi fondata di un sistema di serie A e un sistema di serie B.

Se infatti il nuovo prospetto dei licei recepisce in parte i consigli di Confindustria e delle associazioni imprenditoriali di non perdere la caratteristica professionalizzante dei nostri istituti tecnologici, riesce difficile immaginare corsi quadriennali che raccolgano l’attuale eredità della formazione di idraulici, cuochi, panettieri, ecc…

Infatti la Margherita di per sé non è contraria di principio al sistema dei due canali, è estremamente preoccupata, soprattutto in Lombardia, di un sistema dove i Centri di Formazione Professionale, in gran parte di tradizione cattolica e che hanno dato un contributo importante negli ultimi trent’anni, vengano sacrificati, rispetto alle giusta garanzia occupazionale dei docenti degli IPSIA, che dovrebbero passare da una gestione statale a una regionale.

Rimane inoltre da chiarire il destino della quota del 20% dei piani di studio regionali, se, in obbedienza alla legge sulla devolution, riservarli alle scelte politiche della Regione, oppure, più opportunamente, all’autonomia scolastica..

In realtà l’unico motivo di continuità del Ministro Moratti in questi cinque anni, è stata una politica continua di tagli al mondo della scuola, dall’eliminazione dei commissari esterni agli esami di maturità, alle supplenze inesistenti con l’eliminazione delle ore a disposizione, dalla sistematica diminuzione delle risorse previste per la legge 440 ai tagli sulle compresenze, il tempo prolungato e soprattutto il sostegno scolastico ai disabili e agli alunni in difficoltà.

In effetti, anche la parte di riforma attuata e quella in previsione di attuazione, prevedono una sistematica diminuzione di ore, mentre a fronte degli 8320 milioni di €uro previsti per l’attuazione della riforma dal ministro Moratti nel settembre 2003, attualmente ne sono stati messi nelle diverse finanziarie 200.

Ma se Atene piange, Sparta non ride: questo Governo doveva fare passi importanti sul tema della parità scolastica. La legge 62/2000, votata e voluta dal Centro-Sinistra, stabilisce che il sistema nazionale di istruzione è formato dalle scuole statali e paritarie e che anche queste ultime svolgono un servizio pubblico.

In realtà le risorse sono rimaste identiche, mentre è aumentato il numero delle scuole materne ed elementari riconosciute e numerosi sono stati i tagli del sostegno per disabili anche in queste scuole.

Infatti nessuno dei problemi sollevati può essere positivamente risolto senza uno straordinario sforzo finanziario. Anzitutto il rapporto tra spesa per istruzione e PIL in Italia è nettamente inferiore alle media europea: meno 0,3 punti percentuali per la scuola e altrettanto per l’Università, ovvero quattro miliardi di €uro all’anno in meno.

E il primo investimento fondamentale riguarda la professione docente: quali giovani “migliori” con la prospettiva di un minimo di 6 anni di studi, con il problema del precariato assolutamente irrisolto, vedrà la scelta dell’insegnamento non dico come una vocazione o una missione, ma almeno come un’ambizione importante?

Ho partecipato al recente convegno sull’istruzione dei Paesi appartenenti all’OCSE (Parigi 22-23 febbraio) e non è casuale rilevare come i Paesi che hanno più investito nella professione docente (ad esempio il Portogallo) più hanno ottenuto risultati importanti nel mondo della scuola.

D’altra parte, in più interventi, il Vicepresidente di Confindustria, Gianfelice Rocca, ha ricordato come “un Paese che taglia risorse su scuola, università e ricerca, fa bassa manutenzione e non investimenti”: questa è la sfida che attende anche il Centro-Sinistra e bene ha fatto Romano Prodi ad affermare che, prima di mettersi a cambiare la riforma Moratti, occorre far diventare la scuola un priorità per questo Paese.

25 ottobre 2005


Tutti gli interventi sulla "riforma Moratti"

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Febbraio 2003 Rusconi: "Sulla scuola la maggioranza ha un atteggiamento vergognoso
Febbraio 2003 La riforma della scuola alla Camera
Febbraio 2003 Camera dei deputati: seduta n. 267 del 18-2-2003
Febbraio 2003 La Camera approva la riforma Moratti: Rusconi contrario
Marzo 2003 Incontri sulla scuola e sulla riforma Moratti
Marzo 2003 Rusconi: "Scuola, la maggioranza è contro la riforma Moratti"
Marzo 2003 Rusconi spiega la riforma Moratti
Marzo 2003 La riforma Moratti: alcuni approcci problematici
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Settembre 2003 C'era una volta la riforma
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Aprile 2004 A proposito della riforma
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