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Ma a chi andranno gli otto miliardi tagliati alla scuola italiana?

L’articolo di Panebianco domenica sul Corriere della Sera dal titolo “Il Riformismo bocciato” merita l’attenzione dovuta per l’autorevolezza dell’opinionista e per la scommessa che il PD deve affrontare di una opposizione seria, soprattutto su temi come quelli della scuola che richiedono (finalmente...!) risposte efficaci rispetto a una situazione come l’attuale, non solo per i dati dell’OCSE, certamente non positiva.

Se è vero, e lo può essere, che il problema non è “il maestro unico”, tema su cui tornerò più avanti, la legge 133 di conversione del D.L.112 ha già tolto 8 miliardi di euro dai capitoli del Ministero dell’Istruzione e il D.L. n. 137 attualmente in discussione alla Camera prevede ulteriori tagli, mentre sempre gli studi OCSE sottolineano come l’Italia spenda troppo poco per i saperi e allora due semplici considerazioni: non c’è nessuna contrarietà da parte del PD a modifiche anche strutturali della scuola italiana, ma forse l’Europa ci insegna che dobbiamo spendere meglio e non spendere meno e poi perché cambiare radicalmente la scuola elementare, l’unica secondo sempre l’OCSE, a essere considerata una delle migliori al mondo?

Di fatto, il problema non sarà tanto il maestro unico, ma il ritorno per il 60% degli istituti alla scuola elementare del mattino di 24 ore, la cui prima conseguenza sarà la chiusura delle mense da parte dei Comuni, in affanno economico dopo i tagli relativi al provvedimento ICI.
Altro problema sarà quello della chiusura delle scuole di montagna in deroga di numero (circa 300 nella sola Lombardia che non avranno più i requisiti), oltre al dimezzamento degli insegnanti di sostegno, attualmente utilizzati anche come mediatori culturali per l’inserimento di alunni extracomunitari che non parlano la lingua italiana.

Peraltro, vorrei ricordare come l’introduzione del modulo (due insegnanti su tre classi o tre insegnanti su quattro classi) seguita ad un periodo di importanti sperimentazioni condotte dalle scuole, rispondeva a due diverse esigenze:

  1. potenziare il tempo scuola estendendolo anche alle ore pomeridiane ed integrandolo con il servizio mensa a cura dei Comuni o delle stesse scuole, per rispondere sia ad esigenze didattiche e di potenziamento dell’offerta formativa dopo l’adozione dei nuovi programmi, sia alla necessità delle famiglie, sempre più caratterizzate dall’attività lavorativa di entrambi i genitori;
  2. rispondere all’esigenza posta dai nuovi programmi di una maggiore competenza disciplinare dei docenti, con la suddivisione dei compiti relativi all’insegnamento delle diverse materie di studio e di quelle di nuova introduzione, tra le quali, in particolare, assumevano maggiore importanza l’inglese e l’informatica, materie che non tutti i docenti erano e tuttora sono in grado di insegnare.

Dunque, non ho la presunzione che il Ministro Gelmini debba preoccuparsi fortemente della nostra opposizione, ma del fatto che le famiglie italiane si accorgeranno molto presto che non bastano i grembiulini nuovi per la serietà della scuola italiana.

In breve, la clausola di salvaguardia del Bilancio ha tolto 8 miliardi di euro ai fondi della Pubblica Istruzione: siamo sicuri che queste risorse non si potevano spendere meglio su scelte qualificanti come il reclutamento di nuovi docenti all’interno del mondo della scuola?
D’altra parte, è interessante leggere con attenzione le conclusioni della Commissione Attali in Francia, un Paese che ha un peso maggiore dell’Italia di dipendenti pubblici e del relativo costo economico, che ribadiscono la necessità di tagli e sacrifici, ma si esclude anzi si invita a nuovi investimenti per scuola, università e ricerca.

Per la poca responsabilità che mi compete come capogruppo PD della Commissione VII del Senato, sentito il Presidente Veltroni, dopo l’audizione del Presidente della CRUI Decleva sul D.L. 112, che aveva parlato di disimpegno del Governo verso l’Università Italiana, avevamo dato la disponibilità di tutto il PD ad approvare in un solo giorno il decreto con l’impegno del Governo a ristabilire almeno metà delle risorse destinate a scuola e università, lasciando a un secondo momento la destinazione delle stesse.

Non mi sembrava questo un atteggiamento non costruttivo, anche perché nella stessa seduta, stante l’incapacità del Ministro di dare risposte, non solo il sottoscritto, ma i capigruppo di PDL e Lega in Commissione Istruzione hanno chiesto ufficialmente al Presidente Possa un’audizione sui tagli a scuola e università del Ministro Tremonti e i toni più duri verso il provvedimento e il Ministro non sono stati certo quelli del capogruppo del PD.

Esiste dunque un problema scuola in questo Paese e i tagli già approvati degli 87000 insegnanti in meno aggiunti a 42000 ATA impediranno di fatto per quattro-cinque anni a qualsiasi giovane di entrare come insegnante nella scuola italiana.
Personalmente, per essere tuttora orgoglioso di essere un docente in ruolo che ha insegnato per quindici anni, ritengo che nessuna riforma della scuola può prescindere da una rivalutazione della figura dell’insegnante, come far ridiventare ambizioso per un giovane preparato realizzarsi professionalmente nella scuola.

Questo è il reale rinnovamento su cui come PD siamo disponibili a condividere proposte. È la strada di Paesi come il Portogallo che hanno investito risorse nei migliori giovani laureati, mentre in Italia si continua nella “proletarizzazione” della figura dell’insegnante.
La serietà e il merito non lo si proclama con facili slogans, ma ad esempio ponendosi il problema come mai alunni bocciati in terza, riescono con cinque mesi in un diplomificio, ad avere l’accesso alla classe V^, quei diplomifici, a cui come relatore degli esami di stato nella precedente legislatura, ho almeno imposto le commissioni miste.

Questa disponibilità a un patto di legislatura sulla scuola da parte del gruppo PD c’è, non penso però che la scuola italiana sia solo il luogo di sprechi per la politica italiana... forse sarebbe meglio il contrario.

Il Ministro (Gelmini o Tremonti), venga in Parlamento a dire che fine faranno questi 8 miliardi di euro. Per il bene della scuola italiana noi siamo disponibili da subito a discuterne.

Sen. Antonio Rusconi - Capogruppo Commissione VII - Istruzione

29 settembre 2008

Il quadro dei tagli previsti per i prossimi tre anni. (fonte: Ministero dell'Istruzione)


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