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Difendiamo il tempo pieno
In questi giorni sono sempre più numerose le mobilitazioni di genitori e
insegnanti a difesa del tempo pieno nella scuola elementare e sabato 17 gennaio
a Roma si è tenuta una grande manifestazione per chiedere al Ministro Moratti
di ritirare la circolare per le iscrizioni al 2004/2005 che di fatto anticipa la
riforma prevista dalla legge 53.
Come Margherita proponiamo le seguenti riflessioni:
- Il tempo pieno inteso come possibilità di mandare i figli a scuola sino
alle quattro del pomeriggio per 40 ore settimanali non scomparirà con la
riforma, in questo il Ministro non mente: nel decreto attuativo è prevista
la copertura dei posti per garantire questo servizio a tutte le famiglie che
ne faranno richiesta.
- Quello che scompare è il tempo pieno come era stato definito dalla legge
148 (non da Berlinguer ma dall'ultimo pentapartito sia chiaro), ovvero come
opzione di organizzazione dell'orario scolastico obbligatorio alternativa a
quella che prevede la stessa quantità di ore ma dislocata su sei giorni. Si
offriva quindi alle famiglie e alle scuole due opportunità paritetiche non
un'alternativa, come quella attuale, che vede un monte ore obbligatorio di
27 ore e un monte ore facoltativo delle rimanenti 13 (3 + 10 di mensa e
ricreazione).
- La differenza è dunque sostanziale: chi sceglie il modello a 40 ore avrà
un doposcuola non una scuola, seppure con un'offerta didattica e non un
semplice studio assistito.
- A questa cospicua differenza si aggiunge poi la definizione del personale
destinato a coprire questo orario: non più i due docenti su tre classi
(modulo), ma un docente tutor per un minimo di 18 ore sulle 27 obbligatorie
e docenti "specialisti", con addirittura la possibilità di
affidare le 3 ore facoltative a personale con contratti di lavoro a termine,
quindi che sceglierà il tempo pieno non avrà sempre insegnanti stabili.
- Quel che più conta è però lo spirito della norma, ribadito dalla
circolare per le iscrizioni e già sperimentato nella fase della scelta
sugli anticipi dei bambini di 5 anni e mezzo: è la famiglia che sceglie in
totale autonomia rispetto alle scuole, queste ultime devono solo attrezzarsi
per rispondere alle richieste delle famiglie: si tratta di un modello
completamente diverso da un corretto rapporto educativo, che dovrebbe
prevedere occasioni di confronto tra famiglie e insegnanti, per scegliere
insieme il modello di scuola che più si adatta alle esigenze dei bambini.
- Come Margherita della Provincia di Lecco chiediamo con forza al governo,
alla Direzione regionale per l'Istruzione e agli enti locali competenti di
favorire un modello di rapporto tra scuola e famiglia nel quale non vi siano
controparti, ma partecipanti al dialogo educativo e alla comunità educante.
In tal senso occorre al più presto completare la riforma degli organi
collegiali, per avere luoghi stabili e istituzionali per tale confronto
all'interno delle scuole autonome.
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